[158]. Riferisco qui per curiosità quanto a tale proposito si legge nella già citata Cronica degl'imperatori romani pubblicata dal Ceruti, p. 46-7: «Algun a dito che Constantin in lultimo tempo de la vita soa fo rebatizado da Eusebio veschouo de Nicomedia, e per la dotrina soa Martiano (sic) se conuerti; ma questo da Constantino ven dito mendosamente, imperzo chel beato Grigolo in lo registro so quando el parla a Mauritio, ello lu appella de bona memoria in la ystoria tripartita. La sua morte e li soi fatti ven trouati boni[160], e soura lo salmo XIII el beado ambrosio disse quello esser de gran merito apresso de dio, imperzo che lo primo da li imperadori la via de la fe e de la deuocion alli principi ello lassa, e ysidoro in le Cronice suoe reprouando queste chosse, al pestuto disse quello beadamente auer terminado; onde li Griexi anumera Constantino in lo cathalogo de li santi, e con solennita la festa de quello a XXI di de mazo. Ma quelle chosse, le quale mendosamente del predito Constantino e dito, do Constanzo so fyo tute verasie ven trouade, ecc.» La difesa e l'elogio di Costantino seguitano ancora per un buon tratto: come si vede, le testimonianze recate nel testo son tutte falsate meno quella di San Gregorio.
[159]. Cf. lo Speculum Regum, ap. Pertz, Scriptores, t. XXII, v. 1074 segg.
[160]. Leggi: In la ystoria tripartita la sua morte e li soi fati ven trouati boni.
[161]. Dittamondo, l. II, c. 13.
[162]. Döllinger, op. cit., p. 57-8.
[163]. Sanctuarium, Inventio sanctae crucis.
[164]. Loc. cit.
[165]. Secondo la Kaiserchronik, v. 10383-4, ricevettero allora il battesimo più di 400.000 pagani; la versione in prosa dice a dirittura 1.300.000. Nell'anno 315 Silvestro ebbe veramente una disputa con gli Ebrei.
[166]. Dei troppi santi uccisori, o domatori di draghi, ricorderò San Giorgio, San Vittore, San Secondo d'Asti, Sant'Amando, Santa Vittoria, San Materno, Sant'Ilarione, Sant'Ammone, Santa Marta, San Marcello. Ai tempi di Arcadio e di Onorio il vescovo Donato uccise un drago sputandogli in bocca. Parecchi storici narrano che ai tempi di Leone IV apparve in Roma, dentro certe caverne, un terribile basilisco, che col fiato appestava la città: il pontefice ne lo cacciò. Roma fu più volte afflitta da simili mostri. Della famiglia Anguillara si racconta che prese il nome da due nobili romani, i quali uccisero uno smisurato serpente che era cresciuto in un luogo vicino a Roma, detto Malagrotta, e spopolava con l'alito quel contorno.
[167]. V. 10596. Heinrich von München dice Wendelberg. Massmann, Kaiserch., t. III, p. 859.