[168]. Vedi più oltre.

[169]. V. Massmann, op. cit., t. III, p. 861.

[170]. Cod. Marciano cl. IX, XI, f. 114 r. Era una grocta sopto terra nella quale era uno gran serpente, lu quale tucta Roma tenea in pagura. Quando illo uscia de quilla fossa cupa el suo feto l'ayro corrompea et quanti ne trovava tucti ad morte li mectea. Allora dixero li savii nevini che se alcuno fosse che intrar volesse in quilla grande grocta ove lu serpente stava quilla pestilentia tutta cessaria. Uno cavaleri fo c'avea nome Metello, lu quale in conspectu de tucta la gente armato sopra un bon destrieri intrao in quilla grocta ove de lui mai non se seppe novella. Allora cessao et mai non apparse più quillo serpente dello quale yo dixi.

[171]. Per esempio, nella leggenda di Santa Margherita.

[172]. Vita Constantini, l. III, c. 3.

[173]. Lipomano-Surio, De vitis Sanctorum, Venezia, 1581, v. VI, p. 337.

[174]. Pubblicato da Guglielmo Grimm, Gottinga, 1841. Una Storia di San Silvestro, testo del XV secolo, diversa dalla leggenda volgarizzata del Voragine, pubblicò il Melga in Napoli nel 1859.

[175]. Cf. Lasaulx, Untergang des Hellenismus, Monaco, 1854, p. 32; Thomas, H., Dyer, A History of the city of Rome its structures and monuments, Londra, 1865, p. 284.

[176]. Esse sono: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Agnese fuori Porta Nomentana, San Lorenzo fuori le Mura, San Pietro e Marcellino. La sola che a Costantino possa essere attribuita con qualche fondamento è quella di San Giovanni in Laterano, che lungamente, in parte per ragione di tali origini, si arrogò il primato sopra tutte le chiese dell'orbe cattolico. In essa si leggevano un tempo i seguenti versi (v. Onofrio Panvinio, Le sette chiese di Roma, Roma, 1570, p. 138).

Agnoscant cuncti sacro baptismate functi