Petrus ab hac sede laxavit retia praedae

Clave potestatis recludens regna beatis.

In un frammento storico pubblicato dal Muratori nel t. III delle Antiquitates italicae, c. VII, col. 279, si narra come nel rifare il tetto di San Pietro fu trovata una trave de' tempi di Costantino. «Quanno lo tetto vecchio se posava, fonce trovato uno esmesuratissimo trave de mirabile grossezza. Io lo vidi. Dieci piedi era gruosso: tutto era affasciato de funi per la moita antiquitate. Per la granne grossezza era tanto durato questo trave. Era de Abeto, come li aitri. E fonce trovato scritto de lettere cavata così, quasi dica: Quesso ene de quelli travi, li quali puse in quesso tetto lo bono Constantino. Era antico, quanto che l'Alleluia». La chiesa di Sant'Agnese si diceva costruita da Costantino a richiesta di Costanza sua figliuola, che al sepolcro di quella santa era stata guarita da grave infermità. Costanza vi fondò un monastero che Costantino dotò con arredi sacri e grandi possessioni (Tolomeo Lucense, Historia ecclesiastica, l. V, c. 3, ap. Muratori, Scriptores, t. XI, col. 824). Che la basilica di San Paolo fu edificata da Costantino afferma già Prudenzio nel Peristephanon, carm. XII. Quanto a quella di San Pietro si diceva che per adornarla Costantino avesse spogliato dei marmi il preteso sepolcro di Remo vicino a Sante Maria in Cosmedin. Anastasio Bibliotecario dice nella Vita di San Silvestro che Costantino costruì la basilica di San Pietro ad istanza di questo pontefice, e lo stesso dice della basilica di San Paolo. In generale le testimonianze più antiche a questo riguardo pajono essere le sue. V. oltre alla citata, anche l'altr'opera di Onofrio Panvinio, De basilica Vaticana, ap. Mai, Spicilegium romanum, t. IX; Ciampini, De sacris aedificiis a Constantino Magno constructis, Roma, 1693; Fea, Lezione sopra quattro basiliche romane dette costantiniane, Atti dell'Accademia Romana, v. III, 1829, p. 75-99. Per le costruzioni di Costantino a Gerusalemme v. Unger, Die Bauten Constantin's des Grossen am heiligen Grabe zu Jerusalem, nell'Orient und Occident, v. II, p. 177-232, 385-456. In certi miracoli della Vergine, che manoscritti si conservano nel Museo Britannico, si narra di un miracolo avvenuto nella costruzione di una meravigliosa chiesa che in onore della Vergine appunto Costantino faceva edificare. Paul Meyer, Rapport sur une mission littérarie en Angleterre, Archives des missions scientifiques et littéraires, 2ª serie, v. III, p. 308.

[177]. Così nei Gesta pontificum romanorum, nel Liber politicus di Benedetto canonico, nei Mirabilia (ed. del Parthey, p. 31-2). Nel libro intitolato Le cose maravigliose di Roma si legge: «Furono ancora in detta chiesa (di San Giovanni in Laterano) le infrascritte cose, che oggidì non vi sono. Costantino Magno vi pose un Salvatore che sedeva di 320. libre, dodici Apostoli di cinque piedi l'uno, i quali pesavano lib. 50. l'uno, vn'altro Salvatore di libre 140. e quattro Angeli li quali pesavano 105. libre, le quali erano d'argento. Vi pose ancora quattro corone d'oro, con li delfini di libre 15. e sette altari di libre 200». E più oltre, dove si parla della chiesa di San Pietro: «Et prima Costantino Magno pose sopra il sepolcro di San Pietro una Croce d'oro di libre 150. quattro candelieri d'argento, sopra i quali erano scolpiti gli Atti degli Apostoli, tre calici d'oro di libre 12. l'uno, e vinti d'argento di libre 50. et una patena d'oro, et una lampa d'oro di libre 35 et all'altare di s. Pietro fece vn Incensiero d'oro ornato di molte pietre preziose».

[178]. Vedi per tutto quanto importa all'argomento Doellinger, Die Schenkung Constantins, nel già citato libro Die Papstfabeln des Mittelalters, p. 61-106.

[179]. Ermoldo Nigello dice nel Carmen elegiacum, l. IV, v. 271-2:

Constantinus uti Romam dimittit amore,

Constantinopolim construit ipsa sibi.

Ap. Pertz, Scriptores, t. II, p. 506. Incinaro afferma che Costantino lasciò Roma a Silvestro ad onore e gloria dei Santi Pietro e Paolo (Epist. III, c. 13). Filippo Mouskes dice nella Cronaca rimata che per lasciare più libertà alla Chiesa

L'empire de Romme et l'iestre