[233]. V. Noeldeke, Ueber den syrischen Roman von Kaiser Julian in Zeitschrift der deutschen Morgenländischen Gesellschaft, v. XXVIII, p. 263-92, e Ein zweiter syrischer Julianusroman, ibid., p. 661-74. I testi furono pubblicati da I. G. E. Hoffmann, Julianos der Abtruennige, syrische Erzaehlungen, Leida, 1880.
[234]. Sono la terza e la quarta, o la quarta e la quinta, secondo le raccolte.
[235]. Ciò si trova ripetuto in una infinità di cronache e di altre scritture, nel Cosmodromio di Gobelino de Persona, nella Cronaca di Martino Polono, in quella di Sicardo, nella Legenda aurea (c. XXX), nell'Alte Passional, nel Leggendario del Barbour, ecc. Giovanni da Verona dice nella inedita Historia imperialis (cod. della Vallicelliana D, 13, f. 97 v.): «Julianus igitur volens declinare furorem et suspicionem amovere ab eo monasterium ingressus est, et factus monachus sanctissimam simulabat vitam, nam publice coram monachis et populo libros christianos legebat et eos devotissime exponebat, unde vir reverendus et sancte conversationis et vite dicebatur». Giovanni d'Outremeuse, Ly myreur des hystors, v. II, p. 77: «..... se avient que quant Constantin fut mors que Constanche, son fis, fist Julien moyne en une abbie; et fut tant moyne qu'ilt fut clameis frere». Nella Rappresentazione di San Giovanni e Paulo di Lorenzo il Magnifico, cercandosi dagli ufficiali di corte chi, morto Costanzo, possa essere fatto imperatore, uno di essi dice:
E' c'è Giulian, di Costantin nipote,
Che, benchè mago e monaco sia stato,
È di gran cuore, ecc.
D'Ancona, Sacre rappresentazioni, v. II, p. 261.
[236]. Socrate, Hist. eccl., l. III, c. 1; Sozomene, Hist. eccl., l. V, c. 2.
[237]. V. la Legenda aurea, c. LXXXVII (82).
[238]. V. 10775. Anche nella seconda parte del Gallicanus di Hrotsvitha, in una scena fra i santi Giovanni e Paolo e Giuliano si accenna al chericato di costui: