Chrestien de Troies dice nel Cliget:
Par les livres que nos avons
Les fais des anciens savons
Et del siecle, qui fu iadis.
[302]. V. Prantl, in Sitzungsberichte der bayr. Akad. der Wissenschaften, philos.-philol. Cl., 1861, p. 14.
[303]. Nell'inedito poema di Carlo Martello e di Ugo conte d'Alvernia, francese di origine (v. intorno ad esso un mio scritto nel Giornale di filologia romanza, n. 2, p. 92-110), Ugo, viaggiando per l'inferno in compagnia di Enea e di san Guglielmo d'Oringa (Guglielmo d'Orange, l'eroe di uno dei sottocicli epici francesi) giunge al Limbo, dove non è nè fiamma, nè altro tormento infernale. Ciò nullameno, le anime che vi stanno rinchiuse piangono amaramente, e fanno alti lamenti. Enea, il quale esercita qui l'ufficio affidato nella Divina Commedia a Virgilio, dice al cavaliere (cod. della Nazionale di Torino, N, III, 19):
Questo asembiamento che tu vedy ya presente
yn questo limbo sono de quela zente
che fono vivy anze lo batesmo
e de tali ge n'è che pechà non feno,