a un di presso come Virgilio dice a Dante. Quivi stassi anche Enea, di quivi Cristo trasse i patriarchi; se coloro che vi sono rimasti avranno mai grazia di uscirne e d'andare a miglior soggiorno è occulto pensiero di Dio. Notisi che tutta questa parte del romanzo, dove si narra il viaggio infernale di Ugo, è imitazione manifesta della Divina Commedia, ma imitazione sgarbata, e di uno che non solo non ebbe una favilla dell'ingegno poetico di Dante, ma non ebbe nemmeno di costui il largo sentimento, e l'illuminata umanità. Però la condizione degli antichi illustri nel suo limbo è assai meno onorata, e assai più infelice di quello sia nel limbo dantesco. Anche Ugo trova un castello con sette porte, simbolo delle sette arti, nel quale è Tolomeo con molti discepoli, e assai altri cultori delle scienze, tra cui, pare, Aristotele. Ma tutti costoro si mostrano ben diversi da quei venerabili savii di Dante, che

Parlavan rado, con voci soavi;

essi, per contro, non essendo dallo studio, a cui attendono, appagato il lor desiderio, continuamente diverbiano e s'azzuffano. Se non che il racconto di tutto ciò è molto confuso nel poema; nel romanzo in prosa di Andrea da Barberino invece (Storia di Ugone d'Avernia, pur ora pubblicata dal Zambrini e dal Bacchi della Lega. Sc. d. cur. lett., disp. CLXXXVII, CLXXXX, l. IV, c. 1) esso è chiaro ed esplicito. Nel castello i demonii non possono entrare, ma l'ardore dell'incendio infernale vi si fa pur sentire. Quivi Ugone vide «molti che leggevano in sedia, che gridavano con grandi boci», e d'intorno molti che li stavano a udire; «e spesso la moltitudine che stavano a udire s'azzuffavano; e bestemmiando tutte le creature, e istracciavano i libri e la scrittura». Quivi sono, tra gli altri, Tolomeo, Tullio, Ipocrasso, Valerio; ed Enea dice a Ugone: «tutti coloro che istudiano nella scienza, sanza avere la diritta fede in Dio, ci vengono tutti». Ci si trova anche Aristotile; ma di Platone Enea dice: «perchè egli confessò la maggior parte, o una maggior parte delle trenta, non entra fra costoro; non ti so dire dov'è riserbato». In una versione libera in terzine, che certo Giovanni Vincenzo Isterliano fece di tutta quella parte del racconto dove si narra il viaggio di Ugone per l'inferno, e che si trova intercalata nel racconto medesimo, la lista degli antichi designati per nome è molto più lunga. Ecco i versi che la contengono:

Udii di Tolomeo la sapïenza,

Di Tullio, di Ipocrasso, e di Valerio,

E d'Averrois con sua falsa sentenzia.

E Polistrato e Lucano, ed Umerio,

E Anasarco, Ipicurio, e Diogiene,

E Vergilio che fe' Enea sì alterio.

Di Socrate, Appollonio e Nassimene