E Archimede, Diodoro e Orazio,
Sallustio, Tito Livio e Filomene;
Dimocrito, Ovidio, e vidi Ostazio;
Antiganor poi mi fe' vedere,
Aristotil più alto.
Andando più oltre Ugone, così nel poema, come nel romanzo in prosa, trova gli eroi e i capitani famosi dell'antichità, che Dante aveva messi in compagnia coi filosofi e coi poeti, e, cosa degna di nota, la condizion loro è meno infelice che non quella dei savii, abitatori del castello simbolico.
[304]. Ap. Pez, Thesaurus anecdotorum novissimus, t. II, parte 1ª, col. 227-34.
[305]. In Cantica, sermo XXXVI.
[306]. De gestis Frederici I, l. II, c. 13.
[307]. V. intorno al perdurare della tradizione classica in Italia Bartoli, I primi due secoli della letteratura italiana, c. VII, o Gebhart, Les origines de la renaissance en Italie, Parigi, 1879, c. IV.