[413]. L. II, c. 174.
[414]. Vol. I, c. 6, 7, p. 184-213.
[415]. Der Ursprung der Virgilsage, Zeitschrift für romanische Philologie, v. I, 1877, p. 165-78.
[416]. Vietor, scritto citato, p. 171-3.
[417]. Ibid. p. 176.
[418]. Comparetti, v. II, p. 35-6, 38.
[419]. Id., ibid., p. 37.
[420]. Scritto cit., p. 177. Il Vietor, a tale proposito, non parla che di Corrado e di Gervasio; ma e Giovanni Sarisberiense, e Alessandro Neckam, che sono indipendenti da costoro? Per ispiegare come nè Corrado, nè Gervasio dicon nulla della Salvatio Romae, egli fa osservare che Corrado fermò in Napoli la sua dimora, e non ebbe relazione con Roma, e inoltre che l'edifizio della Salvatio essendo precipitato nell'ora in cui nacque Cristo, Corrado e Gervasio non potevano dire d'averlo veduto. Ma non parlano questi due scrittori appunto, a detta dello stesso Vietor, di molte opere meravigliose di Virgilio che non avevano mai veduto, e non avrebbero potuto far ricordo della Salvatio a quel modo stesso che ne fa ricordo Alessandro Neckam? Gli è che probabilmente di questa leggenda letteraria della Salvatio essi non avevano ancora cognizione.
[421]. Vol. II, p. 54.
[422]. Ibid., p. 47.