[459]. Vol. I, p. 197.
[460]. V. vol. I, p. 101-5.
[461]. Myreur des histors, v. I, p. 275-9.
[462]. Il medesimo si disse di Gerberto, di Alberto Magno, di Roberto di Lincoln, di Ruggiero Bacone, del marchese Enrico di Villena. Una pretesa testa magica che risponde a ogni domanda figura nel c. LXII della parte 2ª del Don Chisciotte.
[463]. Qui rifà capolino la tradizione classica. Servio dice che Virgilio valetudinem ex solis ardore contraxit. Bonamente Aliprando, che non sa nulla della testa di rame, fa anch'egli morir Virgilio d'insolazione. La favola della testa è narrata da Alberico delle Tre Fontane, nella Image du monde e nel Renars contrefait. V. Comparetti, v. II, p. 80.
[464]. Il giorno stesso in cui scade il suo patto col diavolo Fausto invita a un banchetto gli amici e fa loro conoscere la sorte che l'aspetta.
[465]. Ap. Thoms, Early english Prose Romances, 2ª ed., v. II, p. 55-8.
[466]. Cioè, di fare che gli alberi portassero frutto tre volte l'anno, e che ogni albero avesse frutta e fiori nel tempo stesso, che le navi scendessero e risalissero i fiumi con la stessa facilità, che il denaro diventasse così facile a guadagnare come a spendere, che le donne partorissero senza nessun dolore.
[467]. Una favola in tutto simile si racconta anche di Alberto Magno, di Ruggiero Bacone, di Agrippa di Nettesheim.
[468]. Nulladimeno la credenza nella magia di Virgilio, della quale già facevasi beffe il Petrarca, era ancor vivo nel secolo XVII. G. Naudé la combatte molto aspramente nella già citata sua opera, c. XXI.