[449]. Pubblicata primamente dal Zingerle nella Germania del Pfeiffer, v. V, p. 369 e segg., riprodotta dal Comparetti in appendice al v. II, p. 231-4.
[450]. Questa favola ha riscontri assai numerosi. Di Virgilio la racconta anche Felice Hämmerlin nel suo trattato De nobilitate, c. II. V. Comparetti, v. II, p. 94-5.
[451]. Una gherminella in tutto simile a questa si narra anche di Alberto Magno o di altri. Francesco da Buti la narra di quel Michele Scoto che fu astrologo di Federico II, e che Dante incontra fra i dannati (Inf. c. XX, v. 115-7). E di Michele Scoto narra Teofilo Folengo certa storia di una nave aerea (Baldus, l. XIX, ed. del 1554, l. XVIII, ed. del 1613; cf. Wesselowsky, Il Paradiso degli Alberti, v. I, parte 2ª, p. 265) che invece Bonamente Aliprando racconta di Virgilio. E carattere proprio di queste finzioni, che non hanno con la storia nesso di sorta, la eccessiva mobilità.
[452]. I casi di questi illustri si trovano narrati per disteso, o semplicemente ricordati, in iscritture senza numero; ma diedero anche argomento a composizioni speciali. Hans Sachs ne trattò di proposito in una poesia intitolata Die vier trefliche menner sampt ander vilen, so durch frauenlieb betrogen sind.
[453]. Il nome dell'imperatore varia: ora è Giulio Cesare, ora Augusto, ora Nerone, ora Adriano. In alcuni racconti la donna è una gran dama, ma non si dice che sia figlia dell'imperatore.
[454]. V. per tutto quanto concerne questa leggenda Du Méril, Mélanges, etc., p. 429-30, 444, 474-5; Comparetti, v. II, p. 103-19.
[455]. Giovanni d'Outremeuse è il solo, per quanto io sappia, che avvedutosi della incoerenza, cerca di farla sparire, alterando profondamente il concetto della prima parte della favola. Ecco il suo racconto. Febilia, figliuola di Giulio Cesare, innamoratasi di Virgilio, ha con esso lui commercio carnale, ma non può ottenere che la sposi. Per vendicarsi, prepara la insidia del canestro; ma Virgilio a cui non può rimaner celata la secreta intenzione di lei, pone nel canestro un fantoccio a cui ha dato le proprio sembianze. Giunto il mattino, accorre il popolo di Roma, accorre Giulio Cesare, che vuole morto il seduttore di sua figlia. Il fantoccio, animato da uno spirito maligno, fa parecchie strane burle. Saputasi la verità, Giulio Cesare persevera nel pensiero di far morire Virgilio; ma questi allora si parte dalla città, spegnendo tutti i fuochi. Giulio Cesare cede, Virgilio ritorna, e, mediante certo breve magico, fa che tutte le donne di Roma palesino i loro trascorsi, Febilia fra l'altre. Morto Giulio Cesare gli succede Ottaviano. Evia moglie di quello, e Febilia si lagnano d'essere state spogliate del dominio. Virgilio con varii incantamenti fa loro credere di averlo racquistato, poi le lascia scornate. Da ultimo compie contro Febilia una seconda vendetta, costringendo tutti i Romani a provvedere sopra la persona di lei il fuoco di cui hanno bisogno.
[456]. Fausto, che nella leggenda popolare tedesca fa anch'egli sparire le vivande dalla mensa del papa, si spassa con le odalische dell'imperatore dei Turchi.
[457]. C. 102, ed. Oesterley.
[458]. Buesching, Erzählungen, Dichtungen, Fastnachtspiele und Schwänke des Mittelalters, Breslavia, 1814, p. 130-4.