[506]. A voler discorrere particolareggiatamente delle molte versioni volgari dei distici bisognerebbe scrivere un apposito libro. Al mio assunto può qui tornare utile e bastare un rapido cenno. L'antica letteratura italiana ne possiede tre già edite (oltre a quelle che per avventura vi potrebbero essere manoscritte) tutte tre appartenenti, come pare, al XIII secolo, e più e più volte stampate. V. intorno ad esse e alle stampe che se ne fecero il Nannucci, Man. d. lett. d. pr. sec., 3ª ed., v. II, p. 94, e Zambrini, Le Opere volgari a stampa dei secoli XIII e XIV, 4ª ed., col. 238-9. In francese essi furono tradotti da Everardo monaco di Kirkham poi abate di Holmecultram, nel 1145, da Adamo di Guiency, da Adamo di Suel, da Giovanni di Parigi, o del Chastelet, da Elia di Winchester, da Giovanni Le Fèvre. Chi voglia avere notizia dei varii scrittori che parlarono di tali versioni troverà le indicazioni necessarie in Ideler, Geschichte der altfranzösischen National-Literatur, Berlino, 1842, p. 177. Dell'antichissima versione tedesca di Notker ho già fatto menzione, ma molte altre se ne fecero poi, tutte metriche, sino a quella pubblicata da Martino Opitz nel 1656. V. Zarncke, Der deutsche Cato, Lipsia, 1852. Versioni olandesi di Catone già conosceva Jacob van Maerlant. V. Hoffmann von Fallersleben, Horae Belgicae, Vratislavia, 1830-62, parte 1ª, p. 69. Una versione metrica di su un codice della fine del XIII secolo fu pubblicata dalla società dei bibliofili fiamminghi: De bocc van Catone, een dietsch Leerdicht, uit het latyn, Gent, s. a.[1846]. Un'altra versione, similmente metrica, fu pubblicata dal Jonckbloet nell'opera testè citata. Die dietsche Catoen. Per contro l'unica traduzione anglosassone sino a noi pervenuta è in prosa. V. Nehab, Der altenglische Cato. Eine Uebersetzung und Bearbeitung der Disticha Catonis, Berlino, 1879. Intorno alle versioni inglesi v. Warton, History of the english Poetry, ed. dell'Hazlitt, v. III, p. 133-9, IV, 250.

[507]. Pubblicato da A. de Montaiglon, Parigi, 1854, cap. 128.

[508]. Questo racconto si trova anche nella versione inglese fatta da William Caxton del romanzo francese. V. The book of the Knight of La Tour-Landry pubblicato dal Wright, Londra (Early english text Society), 1868, cap. 137-44.

[509]. Ed. cit., p. 17-8.

[510]. Ibid., p. 141.

[511]. P. 235-41. Da ultimo dice: «Ensi regretoient li home Caton sa mort, et ensi s'ocist, com ie vous di. Mais li Mestre d'Orliens en vont contant autre chose, car il dient k'il s'ocist par venim et par ire, mais li hestore ne s'i assent point; et nonpourquant, comment k'il en parolent, mors fu.»

[512]. Nov. 72 del testo Gualteruzzi.

[513]. Cod. H, V, 44 della Nazionale di Torino, f. 36 r.

[514]. Polychron., l. III, c. 44.

[515]. L. II, c. 5.