E di costui questa novella udío,
Che poi che da Sapor fu vinto e morto,
Il cor si sperse per disdegno rio.
Quanto alle parole pronunziate da Giuliano morendo, è noto che vi è disparere tra gli scrittori. Alcuni narrano ch'egli, avventando il proprio sangue verso il cielo, gridò: Vicisti Galileae, vicisti![281] altri che gridò: Saziati, o Nazareno![282]. Ma quella prima versione rimase più popolare, e si ritrova nella Legenda aurea, nell'Alte Passional, nella Rappresentazione di San Giovanni e Paolo, ecc. Secondo Floro, Giuliano gridò:
Ebibe nunc nostrum quem quaeris, Christe, cruorem,
Atque avidus leto jam satiare meo.
Gotofredo è il solo che, insieme con queste, ponga in bocca di Giuliano parole di pentimento e di preghiera:
O Nazarene, vincis, rex magne, minorem;
Ecce triumphanti proprium tibi reddo cruorem;
Parce michi misero, parcere namque soles[283].