Ce puet l'en bien des clers enquerre
Qui Boëce de Confort lisent,
Et les sentences qui là gisent,
Dont grans biens as gens laiz feroit
Qui bien le lor translateroit.
Chi così scriveva, Jehan de Meung, diede poi una versione del libro di Boezio.
[641]. Convito, tratt. II, c. 13. G. A. L. Baur fa osservare che quel conosciuto è forse da intendere in un significato più alto che non sia il letterale. Lo stesso Dante già prima forse aveva letto il libro, ma non lo conobbe nella pienezza dello spirito se non dopo la grave sciagura sofferta. Boetius und Dante, Lipsia, 1873, p. 11, n. 22. Le reminiscenze di Boezio sono frequenti nelle varie opere dell'Alighieri. Anche il Boccaccio s'inspirò abbastanza spesso degli scritti del filosofo romano.
[642]. V. il Prologo premesso alla versione ripubblicata dopo il Manni e il Dello Russo da Carlo Milanesi, Il Boezio e l'Arrighetto, Firenze, 1864, p. 6-7 e Palermo, I manoscritti Palatini, v. I, p. 685.
[643]. Le livre du chemin de longue estude, pubblicato da R. Püschel, Berlino, 1881, v. 201-8.
[644]. Nel prologo di una traduzione francese si legge: