Exultat tantis curia summa viris.

L'altro patrono di cui qui si fa cenno è Sant'Agostino.

[680]. Il Muratori, fondandosi sulla testimonianza dell'Anonimo Valesiano, che dice Boezio ucciso in agro Calventiano, e su quella di Mario Aventicense, che lo dice ucciso in territorio Mediolanense, opinò che il luogo del supplizio di Boezio fosse il villaggio di Calvenzano presso Milano (Annali d'Italia, anno 524) e fu in questa opinione seguito da molti; ma il Bosisio rese molto probabile trattarsi invece di un agro calvenzano sotto Pavia. Il Quadrio immaginò che in quel passo dell'Anonimo dovesse leggersi, non Calventiano, ma Clavennano, e conchiuse che Boezio fu relegato e poscia ucciso in Chiavenna, dove egli dice che a' suoi tempi durava ancora la memoria del fatto. (Dissertazioni sulla Valtellina t. III, diss. I, § 24; Storia di ogni poesia, v. I, p. 200). Il Suttner seguì questa opinione, non sorretta da nessuna prova, nel citato suo scritto, p. 1, 13. Giova dire del resto che Pavia lascia ancor essa qualche dubbio, giacchè, com'ebbe ad osservare il Papebroch negli Acta Sanctorum (t. VI di Maggio, p. 52) Boezio, che non nomina il luogo della sua relegazione, dice nondimeno che esso trovavasi a cinquecentomila passi da Roma, distanza che di troppo eccede quella ond'e da Roma separata Pavia.

[681]. Chronicon, Coll. de chron. belges inéd., p. 631. Jacopo della Lana, al c. X del Paradiso, non dice altro se non che Boezio scrisse il trattato De Consolatione philosophiae, essendo esulo da Roma.

[682]. De scriptoribus ecclesiasticis, s. n. Boethius.

[683]. «Rex vero vocavit Eusebium, praefectum urbis Ticini, et inaudito Boetio, protulit in eum sententiam. Quem mox in agro Calventiano ubi in custodia habebatur, misit rex, et fecit occidi. Qui accepta chorda, in fronte diutissime tortus, ita ut oculi ejus creparent, sic sub tormenta ad ultimum cum fuste occiditur». È noto che fustis nel latino barbaro significò anche asta, scure, spada: ma mi par più probabile che l'Anonimo abbia voluto significare appunto il bastone, strumento più barbaro di supplizio e che meglio corrisponde all'atrocità della precedente tortura.

[684]. Cod. Chigiano I, VII, 259, f. 144 v., col. 1ª.

[685]. Mabillon, Acta Sanctorum ordinis S. Benedicti, saec. I, p. 48.

[686]. Egli dice di Boezio che «sancti Benedicti constat amicitiam habuisse, et in monte Cassino cum Tertullio Placidi monachi patre senatore in ejus mensa comedisse».

[687]. Commento al Parad., c. X, v. 127.