[711]. Sermone III e XIII, ap. Mai, Scriptores veteres, v. VI, parte II, p. 13-15, 32. Cf. Liudprando, Antapodosis, l. II, c. 13; Historia Ottonis, c. 10, 12.
[712]. Hamartigenia, v. 820.
[713]. Commentarii in Genesim, I.
[714]. Maury, Op. cit., p. 168-9. Badisi tuttavia che ciò è vero soltanto di quelle descrizioni dell'inferno che hanno più particolarmente il carattere letterario. Nelle Visioni, come quelle di Tundalo, di Owen, di Alberico, l'inferno che si descrive non ha quasi più nulla di comune con l'inferno classico.
[715]. De Babilonia civitate infernali, v. 37-8. Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, Sitzungsb. d. k. Akad. d. Wissensch., philos.-hist. Cl., v. XLVI, Vienna, 1864, p. 147.
[716]. V. 20212-40, ed. di F. Michel, v. II, p. 272-3.
[717]. Anticlaudianus, VIII, 3:
Tartareas ruit in sedes, ubi regnat Erinnys,
Imperat Alecto, leges dictante Megaera.
Merita d'esser notato, dice a tale proposito il Piper, Mith. d. christl. Kunst, v. I, p. 239, n. 4, che parte del penultimo verso e tutto l'ultimo si trovano introdotti nella invocazione a Dio che sta in principio della Bolla d'oro di Carlo IV, dell'anno 1356. Quivi si dice: