[741]. Pubblicato dal D'Ancona, Giornale di filologia romanza, num. 2, pag. 115-8.
[742]. È noto che i trovatori provenzali personificarono l'amore ad imitazione degli antichi. Alcuna volta essi lo rappresentarono in figura di garzone, ma più spesso, essendo amor femminile nella lor lingua, in figura di giovane donna armata di lancia, o di frecce. V. Diez, Die Poesie der Troubadours, p. 139-40. Guglielmo di Lorris fa del dio d'amore un'assai viva descrizione nel Roman de la Rose, e la conchiude dicendo (v. 906-7):
Il sembloit que ce fust uns anges
Qui fust tantost venus du ciau.
[743]. V. per un esempio tra mille ciò che del pianeta di Venere dice Ristoro d'Arezzo nella Composizione del mondo, l. III, c. 5.
[744]. V. 4367-9.
[745]. Jubinal, Nouveau recueil de fabliaux et de contes inédits des poètes français des XIIe, XIIIe et XIVe siècles, Parigi, 1823, v. I, p. 379.
[746]. Parad., c. VIII, v. 2-3.
[747]. L. IX, c. 5:
Nunc alget meus ille meus calor, immo caminus,