Dunt nostre Sire fut en la cruiz naffrez:

Carles en ad l'amure, mercit Deu!

En l'oret punt l'ad faite manuvrer.

Pur ceste honur e pur ceste bontet

Li nums Joiuse l'espée fut dunez.

[891]. Di tal nome usano Gotofredo da Viterbo, Siffredo presbitero, altri.

[892]. Chronicae Polonorum, l. I, ap. Pertz, Script., t. IX, p. 429; Miracula Sancti Adalberti, ibid., t. VI, p. 616.

[893]. Ap. Canisius, Lectiones antiquae, ed. Basnage, t. II, parte 2ª. p. 225-7.

[894]. Legenda aurea, c. CXLI, ed. Graesse. Intorno alla leggenda della Legione tebea, v. Massmann, t. III, p. 779-84.

[895]. Tanto la spada di San Maurizio, quanto la spada di Carlo Magno, pajono provenire dal tesoro di Sicilia, e non essere più antiche del XII secolo. Il solo acinaces persicus, che pur figura nel tesoro dell'impero, sembra venire veramente da Carlo Magno, ed è forse la stessa spada che questo imperatore ricevette da Harun al Raschid. V. la cit. op. del Bock, tav. XXIII, fig. 32, tav. XXIV, fig. 33, e p. 131-5, 136-9; Anhang, p. 523. Lodovico III, langravio di Turingia, possedette il vessillo miracoloso di San Giorgio (Historia de Landgraviis Thuringiae, ap. Pistorius, Script., ed. dello Struvio, t. I, p. 1370), vessillo che ebbe ancor esso le sue leggende (V. la Cronaca turingica di Adamo Ursino, ap. Menckenius, Script., t. III, col. 1272-3).