[1040]. V. Zarncke, op. cit., I Abh., p. 892-3, 911.
[1041]. Così nella epistola latina a Emanuele Comneno interpolata. La favola si trova poi nelle versioni. In Italia si ebbero tre versioni di epistole del Prete Gianni, l'una indirizzata all'imperatore Federico, l'altra indirizzata a Emanuele Comneno, la terza indirizzata a Carlo IV. La prima fu pubblicata dal Moutier nel v. VIII della sua edizione della Cronica di Giovanni Villani, p. XCI-XCIII; la seconda si trova inedita in moltissimi manoscritti; la terza fu pubblicata da Leone del Prete in Lucca nel 1875 (Lettera inedita del Presto Giovanni all'imperatore Carlo IV ed altra di Lentulo ai Senatori Romani sopra Gesù Cristo). Le prime due contengono la leggenda quale si ha nella redazione latina testè citata: se la contenga anche la terza, pubblicata a 75 copie e rarissima, ignoro. Avverto di passaggio che il Federico a cui si vuole indirizzata la prima epistola è, non Federico I, come opina il Moutier (p. XCV-XCVI), ma Federico II, il quale anche altrimenti fu posto in relazione col Prete Gianni. Una descrizione un po' variata dei popoli rinchiusi si ha in una versione provenzale della epistola all'imperatore Federico (v. Suchier, Denkmäler provenzalischer Literatur und Sprache, Halle, 1882, p. 344-5). — Altre notizie bibliografiche intorno alle versioni delle epistole del Prete Gianni possono trovarsi nel citato scritto del Brunet, p. 26-7.
[1042]. V. Matteo Paris, Historia major, ad. a. 1240.
[1043]. Histoire de Saint Louis, XCIII, Oeuvres, ed. di Natalis de Wailly, Parigi, 1867, p. 314-6. Cf. Pierre Bergeron, Traité des Tartares, c. IV, nella sua collezione intitolata Voyages faits principalement en Asie dans les XII, XIII, XIV et XV siècles, t. II.
[1044]. Cap. XVI.
[1045]. C. LXXIV del testo francese. Cf. Yule, The book of Ser Marco Polo, v. I, p. 259.
[1046]. Cap. X, ap. Laurent, Peregrinatores medii aevi quatuor, Lipsia, 1864.
[1047]. Cf. Richerius Senonensis, Chronicon, l. IV, c. 19, ap. D'Achery, Spicilegium. 2ª ed., t. II.
[1048]. Ist. fior., l. V, c. 29. Così pure molti altri cronisti.
[1049]. De Antichristo, l. V, c. 15. Ma questa opinione fu anche da molti respinta. In una mappa anglosassone dei tempi di Alfredo il Grande, pubblicata dal Santarem, i Tartari sono molto discosti dalla regione di Gog e Magog. In una delle copie della mappa di Marin Sanuto, a settentrione della Cina è la regione di Gog e Magog, e a settentrione di questa ve n'ha un'altra in cui è scritto: hic fuerunt inclusi tartari (V. Santarem, Atlas, tav. XVII; Lelewel, Atlas, tav. XXVII). Nella mappa del Palazzo Pitti (1447) di cui il Wuttke pubblicò primo la metà orientale (op. cit., p. XXXII) una gran giogaja di monti si stende parallelamente all'equatore dal Mar della Cina sino oltre la Porta Ferrea sul Caspio. Su questa giogaja sono figurate alcune torri che la leggenda annessa dice costruite dal Prete Gianni per impedire l'accesso ai rinchiusi. A mezzodì, verso oriente, sono Gog e Provincia Macina. La Porta Ferrea è accompagnata dalla leggenda: Porta ferrea ubi Alexander tartaros inclusit. Dalla Porta Ferrea, in direzione di nord-est, corre Ymaus mons, montes inacessibiles, e va a raggiungere l'Oceano settentrionale, presso al quale una leggenda distrutta in parte, dice: Hic adeo..... habitantur ex ebreorum generatione tribus decem..... Di rincontro, poco discosto dall'Oceano, sono altre due giogaje di Montes inacessibiles e, in mezzo, Magog, e a occidente di questo Scythia ultra Ymaum montem. A occidente del monte Ymaus un'altra leggenda dice: hac gente, hoc est ex tribu Dan nasciturus est antichristus, qui magica arte montes istos aperientes (sic) ad.. colas sibi irendas (?) accedet. Qui dunque abbiamo per lo meno tre diversi popoli rinchiusi.