ma Fra Guidotto, o chi altri si sia il vero autore, afferma in principio del Fiore di Rettorica, che Cicerone fu maestro e trovatore della grande scienzia di Rettorica, e che fu d'arme maraviglioso cavaliere, franco del coraggio, armato di grande senno, fornito di scienzia e di grande discrezione, ritrovatore di tutte cose. Eccoci già all'onniscienza di Virgilio; un passo ancora, e di dietro all'oratore sarebbe cominciato a spuntare il taumaturgo.

Non è pertanto a meravigliare se di regola, nel medio evo, e poi anche dopo, a Rinascimento compiuto, Cicerone vien posto innanzi a Demostene. Il Petrarca, detto nel Trionfo della Fama[482], come all'apparir di Cicerone fiorisse l'erba, soggiunge:

Dopo venia Demostene, che fuori

È di speranza omai del primo loco.

Non ben contento de' secondi onori.

E questo era pensiero comune, espresso da molti, e tra gli altri anche da Alfonso de la Torre, scrittore spagnuolo che fiorì nella prima metà del XV secolo. Descrivendo egli in una sua curiosa composizione, intitolata Vision delectable, il palazzo della donzella Retorica, dice che in certa sala erano i ritratti dei retori più famosi, da una parte i greci, tra cui Gorgia, Ermagora e Demostene, primeros abuelos é habitadores de aquella tierra, e da un'altra i latini, fra' quali Cicerone, a cui la donzella da quelli e da questi discesa, somigliava più che a nessun altro; al qual paresçia la doncella más que a ninguno. Ma anche tra i filosofi teneva Cicerone onoratissimo seggio, e non mancò chi volle farlo primo tra questi, com'era già primo tra i retori[483]. Così fa Alars de Cambrai nel già citato Romans de tous les philosophes, dove a Salomone non concede che il secondo posto:

Tulles qui moult fu sages clers,

De totes clergies plus fers

Que tout autre maistre de pris,

Est premiers esleus et pris.