Un poeta, ancor esso molto letto e molto amato nel medio evo, è Lucano. La Farsaglia è allora tra i libri classici più conosciuti, e tutte le storie romanzesche di Giulio Cesare ne dipendono. Come gli altri poemi dell'antichità, essa va soggetta a rifacimenti, i quali tuttavia presentano questo di particolare, che l'alterazione fantastica del modello è in essi assai minore che in altri. Bensì, come ebbi già occasione di avvertire, si muta lo spirito generale dell'opera, che di avverso a Cesare diviene favorevole. Giovanni di Tuim e Giacomo di Forez, de' quali ebbi già a parlare, si dichiarano, e sono veramente in sostanza, semplici traduttori e continuatori di Lucano; anzi nei loro racconti sparisce pressochè interamente il poco meraviglioso che nel poema latino si trova, cosa certo abbastanza singolare. Così il passaggio del Rubicone è da essi descritto con la più grande semplicità. Cesare è trattenuto alquanto da difficoltà puramente naturali, giacchè «par les flueves et par les plueves cele riviere estoit fors issue de son canal[620]»; la famosa prosopopea di Roma è soppressa di pianta[621]. Nel XIV secolo la Farsaglia si traduceva in catalano[622]; alcune opere, come i Faictz des Romains, e i Fatti di Cesare attingevano da essa e insieme da Sallustio, da Svetonio, da altri.

La celebrità del poema veniva essenzialmente dal soggetto in esso trattato; ma il medio evo non sarebbe poi stato in caso di avvedersi della inferiorità del suo autore di fronte ad altri poeti latini. Si sa che gli antichi non fecero grande stima di Lucano come poeta: Quintilliano disse di lui schietto schietto: «Oratoribus magis quam poetis annumerandus[623]». Tuttavia nel medio evo ci fu chi lo mise sopra Virgilio. Nel XIII secolo l'anonimo autore di una Vita di Sant'Osvaldo in versi latini, nomina, quali i tre principali poeti, Omero, Gualtiero di Chatillon e Lucano[624].

Il Benedettino Otlone, nato circa il 1013, morto nel 1072, o 1073, portava sempre, prima che prendesse in avversione gli studii profani, il suo Lucano con sè[625]. Onorio Augustodunense discerne quattro generi nella poesia, i quali sono Tragedia, Commedia, Satira e Lirica. Per tragedia intende, come comunemente s'intende nel medio evo, la poesia epica: Tragoediae sunt quae bella tractant; e volendo citare un esempio di questa poesia, cita Lucano[626]. Già altrove ho riportato il verso dell'Apocalypis Goliae:

Lucanum video ducem bellantium.

Eberardo Bituriéense si contenta di dire, paragonando Lucano e Stazio:

Lucanus clarae civilia bella lucernae

Imponit, metro lucidiore canit[627].

Alars de Cambrai pone Lucano pel quinto tra i filosofi:

Li quins est apeles Lucans

Qui sot de musique et de cans