Ma il fondamento principale della gloria di Boezio nel medio evo lo porgeva il trattato De consolatione philosophiae, di cui sono innumerevoli codici. Lo spirito di umiltà e di rassegnazione ond'è tutto informato questo libro singolare, il sentimento vivo, che ad ogni istante vi si appalesa, della vanità delle cose terrene, l'aspirazione ad un vero assoluto, e ad una felicità che non è di questo mondo, gli assicuravano il gradimento di una età che il sommo della perfezione poneva nell'ascetismo; e la conoscenza delle condizioni in cui il libro era stato scritto contribuiva a farne più venerato l'autore[640]. Molti in quelle pagine, piene di una serena mestizia e di un alto sentimento di morale dignità, cercarono e trovarono consolazione ad acerbi dolori. Eberardo Bituricense dice nel terzo carme De versificatione:

Eximia ratione beat Boethius, ut det

Solamen misero philosophia viro.

Dante, poichè ebbe perduto il primo diletto della sua anima, Beatrice, rimase immerso in tanta afflizione che nessun conforto gli valeva. «Tuttavia, racconta egli stesso, dopo alquanto tempo, la mia mente, che s'argomentava di sanare, provvide (poichè nè il mio, nè l'altrui consolare valea) ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi. E misimi a leggere quello, non conosciuto da molti, libro di Boezio, nel quale, cattivo e discacciato, consolato s'avea»[641]. Alberto della Piagentina, più comunemente detto Alberto Fiorentino, tradusse il libro di Boezio nel 1332, mentre era chiuso nelle carceri di Venezia, dannato a quasi dieci anni di quella pena, e il traduceva per consolarsi della sua sciagura[642]. Cristina di Pisan, profondamente afflitta per la perdita dello sposo, ebbe anch'ella conforto da quel libro[643]:

Et lors me vint entre mains

Un livre que moult amay,

Car il m'osta hors d'esmay

Et de desolacion:

C'iert de consolacion

Boece le prouffitable,