Ne de fermail, ne de corroie,

Espoir que trop i demorroie;

Mès bien sachiés certainement

Qu'ele fu cointe durement,

Et si n'ot point en li d'orgueil.

In un poemetto francese del XIII secolo, intitolato De Venus la deesse d'amor[739], Venere, che viene in soccorso di un amante infelice, cavalca una mula meravigliosa, di varii colori, con bardatura e fornimenti di grandissimo pregio. Gli uccelletti ajutano la dea a salire in sella e la raccomandano a Dio[740]. In un poemetto italiano intitolato La visione di Venus[741] Venere apparisce la notte a guisa d'angioletto a un suo fedele. Sovente in compagnia di Venere comparisce Cupido, e quanto spesso poi questi comparisca da solo, e in quante diverse guise non fa mestieri di ricordare[742]. Nei sogni dell'astrologia i pianeti esercitarono influssi convenienti all'indole delle divinità di cui portavano i nomi, e chi nasceva sotto l'influsso di Venere era naturalmente inclinato all'amore[743]. A tale proposito si nota che il nome di Venere significa lussuria. Matfre Ermengaud, discorrendo dei pianeti, dice[744]:

Le quins planeta dissenden

Es dig Venus propriamen,

Que vol dire luxuria.

E il Dil des Planètes similmente: