Questo procedere barbaro, che veniva principalmente a colpire donne e bambini giacenti

nel sonno, inasprì i cittadini, che armati si fecero sotto al Castello e rispondevano al bombardamento prendendo a bersaglio i cannonieri nemici al grido "di viva l'Italia, viva il Piemonte."

Quelli del giorno 23 e della notte del 24 marzo furono i primi bombardamenti subiti da Brescia nel 1848.


Intanto sul mezzoggiorno del 20 marzo le ostilità da parte dell'esercito piemontese contro gli austriaci furono riprese, ma le sorti della guerra furono addirittura disastrose per le armi italiane.

Il piano del generale in capo Chzamowsky, non era tale che potesse convenire ad un piccolo esercito, qual era quello potuto mettere assieme dall'eroico Piemonte. Invece di tenere unite quanto più si potesse le nostre forze, esse erano schierate sopra una fronte eccessivamente estesa.

Il generale Lamarmora con una Divisione era stato inviato nella Lunigiana per attraversare l'Appennino con l'obbiettivo di assalire gli austriaci alle spalle sulla sinistra del Po.

Ma qualunque fosse il piano strategico, è certo che il generale Ramorino, che con la Divisione Lombarda fronteggiava il Ticino nella posizione della Cava, ed a cui era stato dato ordine preciso di arrestare la marcia del nemico ove questo avesse passato il Ticino a Pavia, e, come segnale al Comando Generale del passaggio, tirare moltiplicati colpi di cannone; questo generale, contrariamente a tali ordini precisi, non sparò neppure un colpo, non fece atto di resistenza, nè si ritrasse, sopra Sannazzaro e Mortara ove corpi piemontesi avrebbero potuto trovarsi concentrati il mattino del 21 per dargli man forte, appoggiati ad ottime posizioni.