Dove si andava? a che mirava il generale? a qualcuno dello stato maggiore che lo interrogò "Andiamo, risponde, a incontrare i nostri cannoni a Varese". Infatti il ministro della guerra aveva deciso d'inviare ai cacciatori delle Alpi quattro obici di montagna: ma i cannoni erano un pretesto, o tutto al più uno scopo secondario, altro era l'intendimento di Garibaldi.
Egli non aveva mai deposto il pensiero di assicurarsi una base sul Lago Maggiore; voleva quindi impadronirsi di Laveno che ne era uno dei punti dominanti. Marciava per ciò a quello scopo, fidando nella rapidità e segretezza delle sue mosse.
Passata la notte del 30 a Varese, mosse all'alba dell'indomani per la gran strada di Laveno; giunto a Germonio, sostò per studiare il piano e raccogliere notizie dopo di che decise di tentare di notte la sorpresa del forte: e si inoltrò con la brigata fino a Citiglio, lasciò dietro di sè a Brenta il secondo Reggimento, ed a Germonio sulla strada di Varese il terzo, mandò segretamente Bixio e il Simonetta nell'altra sponda del Lago, perchè vi raccogliessero barche ed armati, con cui tentare un abbordaggio contro qualcuno dei vapori Austriaci ancorati a Laveno; e ciò disposto voltò a sinistra per Mombello e andò a collocarsi a due chilometri dal forte di Laveno, diramando tosto i suoi ordini per attaccarlo.
Gli ordini erano buoni; i soli possibili; e se a frustrarli non avesse cospirato quel nemico fatale in tutte le imprese notturne, il buio, causa di confusione, d'equivoci, di terrori, il colpo sarebbe riuscito. Il capitano Bronzetti che doveva con la sua compagnia cogliere di sorpresa il Castello dal lato settentrionale, venne abbandonato dalle guide, perdette la via e non arrivò al posto. Il capitano Landi, che doveva con un'altra compagnia sorprendere il Castello dal lato meridionale, incontrò una strada coperta, gremita di nemici, dove credeva trovare un orto indifeso; scoperto, prima del tempo dalle vedette, combattè per più di un'ora valorosamente, lasciando sul terreno non pochi de' suoi, sino a che feriti i suoi luogotenenti Gastaldi e Sprovieri e ferito egli stesso fu costretto a ripiegare ed a ritirarsi, conducendo seco i feriti. Il forte desto dall'allarme, diede fuoco a tutte le sue batterie, tempestò di palle il terreno circostante, comunicò l'allarme ai Vapori, che, accortisi delle barche condotte dal Bixio e dal Simonetta, le presero a bordate mettendo ben presto lo spavento nella ciurma inesperta, che si sgominava, e nonostante le preghiere, le minacce degli intrepidi condottieri voltavano precipitosamente le prue.
Potevano essere le due dopo mezzanotte, e Garibaldi visto fallito il tentativo, ordinava la ritirata su Cittiglio, colà si ricongiungeva in buon ordine ai corpi che aveva lasciato a Brenta ed a Gemonio, con intendimento di ritornare a Varese.
Però la mattina del 31 maggio si ebbero non liete novelle. Il generale Urban marciava minaccioso e ringagliardito su Varese; sicchè Garibaldi dovette prudentemente mutar pensiero, e risalire la via di Valcuvia, dove poteva, protetto dai monti, attendere gli eventi.
Ma era difatti la giornata del 31 al tramonto, che Urban compariva con due colonne da Tradate e da Gallarate sulle alture di Giubiano e di San Pedrino dominanti Varese, e vi si accampava militarmente. Conduceva dodicimila uomini e diciotto pezzi d'artiglieria; sbuffava fuoco e fiamme, annunziava alla città ribelle strage e rovina, la multava dell'enorme tributo di tre milioni, oltre grande quantità di provvisioni, prendeva ostaggi numerosi, li minacciava ad ogni istante di morte, e non vedendo subito soddisfatte le sue insensate pretese, apriva contro di essa un furibondo bombardamento abbandonandola poi per più ore al saccheggio.
Intanto che Varese subiva l'infernale flagello, Garibaldi scendeva da Valcuvia fino in faccia di Santa Maria del Monte; e di là nella mattina del 1o giugno, giù fino a Sant'Ambrogio e Robarello, discosti un'ora da Varese, sfidando il nemico.
Più bella occasione pel generale austriaco di vendicarsi di quel brigante di Garibaldi non gli si poteva dare. Aveva giurato che lo avrebbe impiccato con tutti i suoi: ed ora che lo teneva quasi nelle unghie, appena ad un tiro di cannone, in una posizione quasi disperata, e presso a schiacciarlo di un sol colpo con forze quadruplicate, perchè non lo assaliva? Perchè se ne stette immobile dietro Varese, occupato soltanto a bombardare una città inerme, non rispondendo alla sfida temeraria dell'eroe?
Il perchè è un mistero! Il fatto si è che l'Urban lasciò passare tutta quella giornata senza fare un passo, senza tentare nemmeno una ricognizione a fondo, e, soltanto, la sera si decise ad occupare la posizione di Biumo superiore temendo di essere attaccato. Intanto più grossi avvenimenti erano accaduti sul maggior teatro della guerra.