L'Affondatore (comandante Martini), mentre le nostre navi "Re d'Italia" "Re di Portogallo" "Ancona" "Palestro" e le altre si trovavano alle prese col nemico e facevano con tanto eroismo il loro dovere, traversata la linea delle corazzate italiane volgeva la prua contro il lato destro del "Kaiser" manovrando per investirlo col suo formidabile rostro. Già il luogotenente Chinca dalla tolda della nave manda il grido "pancia a terra" affinchè il potente urto imminente non faccia trabalzare gli uomini dell'equipaggio; già l'ultima ora è suonata per quel bel tipo delle antiche armate navali, quando ad un tratto, l'"Affondatore" per ordine imperioso dell'ammiraglio Persano comandante le forze navali italiane, piega bruscamente a destra e si allontana dal Kaiser e dal combattimento. Quante lacrime di vergogna e di dolore si saranno versate da quei bravi che formavano l'equipaggio della potente nave! Quanti di quei bravi si saranno morse le dita!
L'orgoglio italiano nell'anno 1866 ebbe a patire ben dolorose delusioni.
L'infelice giornata di Custoza che non fu priva di gloria per i nostri combattenti; la terribile catastrofe di Lissa; recavano profondo dolore nel cuore della nazione. E, per di più la Venezia, uno degli obbiettivi del patriottismo italiano, per sfogo di dispetto e di orgoglio dell'imperatore d'Austria, era data allo imperatore Napoleone dalle cui mani doveva riceverla il Re d'Italia!
Nella notte del 4 al 5 luglio il Re Vittorio Emanuele aveva ricevuto il seguente telegramma:
A S. M. il Re d'Italia
Parigi, 5 luglio
"Sire: L'imperatore d'Austria entrando nelle idee espresse nella mia lettera al sig. Drouyn De Lhuys, mi cede la Venezia, dichiarandosi pronto ad accettare una mediazione per ristabilire la pace.
L'esercito italiano ha avuto occasione di mostrare il suo valore. Un maggiore spargimento di sangue è dunque inutile e l'Italia può raggiungere onorevolmente lo scopo cui aspira mediante un accomodamento con me, su cui sarà facile intenderci. Scrivo a S. M. il Re di Prussia per fargli conoscere questo stato di cose e proporgli per la Germania come lo faccio a V. M. per l'Italia, la conclusione d'un armistizio come preliminare alle trattative di pace.
Napoleone"