Appena gli scioani si accorsero del cessare del fuoco della batteria, irruppero rincalzando l'assalto; fu un momento terribile; la strada strettissima sovrastante a un precipizio, era ingombra di muletti carichi di feriti; Manfredini con sangue freddo e valore inarrivabile riusciva a mettersi in batteria, Pagella si distendeva con pari valore a protezione della colonna affollantasi; sventuratamente lo Sceicco Thalà aveva ripiegato in disordine.

Le bande del Volpicelli erano disfatte; l'altura era coronata dalla gente di ras Alula che con fuoco accelerato a meno di cinquanta metri, infliggeva perdite enormi. I nostri ascari rispondevano al fuoco in ritirata; la compagnia Brizzi disfatta, non potè fare argine alle grosse colonne di ras Makonnen e di ras Oliè che irrompevano prendendo i nostri alle spalle. I sudanesi del tenente Scala, piuttosto che cedere i pezzi, rovesciarono i muli, i cannoni e le munizioni nel precipizio.

Manfredini mitragliava a cinquanta passi; ma il numero esorbitante degli scioani rese impossibile ogni ulteriore difesa. Allora cominciò la discesa del dirupo precipitosamente per proseguire il movimento su Macallè.

L'ultimo a muoversi fu Toselli; conservando la sua calma, disposto come era a sagrificare la sua vita, dava ordini affinchè il danno fosse il minore possibile; erano rimasti intorno a lui pochi ufficiali: Angherà, Persico, Bodrero, Pagella e i suoi più fidi e valorosi soldati. Tutti erano sfiniti; e la piccola schiera andò man mano assottigliandosi nella discesa, colpiti a dieci passi di distanza. Giunto sulla strada di Antalo, Toselli, da vero eroe ordinò a Bodrero di raccogliere i pochi rimasti e condurli a Macallè. Egli, si voltò sereno verso il nemico, sfidandolo in attesa della sua sorte.

Bodrero, ubbidiente agli ordini del suo superiore, riordinò la colonna, trattenne i dispersi e li portò ad Arimondi che si trovava ad Aderà e nulla sapeva del combattimento; con Bodrero si salvarono Pagella e Bazzani.

Il giorno dopo il combattimento, Makonnen, ordinò solenni funerali alla salma del maggior Toselli, del quale ammirava il valore. Tutta l'Italia ha sentito per quest'Eroe un fremito di compianto e di orgoglio.

L'assalto all'Amba Alagi fu dato improvvisamente come sempre, ed a tradimento, mentre pendevano trattative di pace ingannatrici.

Tant'è vero che avendo ras Mangascià investito alcuni dei nostri posti avanzati, il maggiore Toselli se ne lagnò con Makonnen, e questi rispondeva che Mangascià aveva operato di sua testa, contrariamente agli ordini da lui dati.—Vero esempio di fede abissina!

Il generale Arimondi raccolti i superstiti di Amba Alagi si ritirò su Adigrat lasciando per presidio a Macallè il maggiore Galliano col 3o battaglione indigeni, una compagnia dell'8o, quattro pezzi da montagna, due sezioni del genio, una stazione di carabinieri, in complesso 31 ufficiali, 176 uomini di truppa bianca, 1150 di truppa indigena.

Il 16 decembre questa nostra posizione avanzata era investita da 30,000 combattenti, gli assalti si susseguirono agli assalti, sempre valorosamente e brillantemente respinti.