—Sto un corno.
—Volete un posto?
—Vo da tutt'altra parte; accetterei se potessi: buon viaggio. Un bicchiere?
Andrea, aiutato dal fratello Carlo che camminavagli di fianco, aveva spinto Flos alla corsa.
—Non abbiamo tempo—gridò.—Sia per un'altra volta.
Ed il carro pesante, pieno di sacchi, difeso dalla tela verde, svoltò l'angolo della contrada, poi si perdette fra gli alberi umidi nella nebbia invernale.
Paolino trasse un fiato. Rientrò nell'osteria e ricominciò una partita col padrone. Questi era di cattivo umore; forse desiderava una rivincita. E fortunatamente la ebbe. Paolino dovette far mettere in conto un terzo litro, buttò le carte in un cantuccio, protestò giurando che non avrebbe più giocato in eterno e quindi partì mezzo ebro. Doveva viaggiare, altro che storie! lo lasciassero in pace. Mica tante noie, mica tante curiosità, altrimenti avrebbe fatto anche un buco nella pancia a qualcheduno. In fin dei conti egli era un uomo giusto e ragionevole; ma, se gli rompevano le tasche, sapeva difendersi e mostrare i denti. Uomo avvisato è mezzo salvato.
Di fianco alla chiesa, nelle tenebre della notte profonda, udì chiamarsi per nome.
—Domenico?—domandò sforzandosi di essere calmo e sicuro su le gambe.
—Io stesso—rispose una voce.