—Bravo!—continuò Paolino. Possiamo arrischiarci.

E si misero in cammino. Fecero circa tre chilometri in mezzo alla campagna deserta, non curandosi del tempaccio e del fango che copriva la strada. Paolino sentiva l'acqua entrargli per i fori delle scarpe.

—Se ci riesce—disse egli quando furono presso al fiumicello—se ci riesce, compero un paio di stivali. Ne berremo di botti! vero, Domenico?

Ma Domenico tacque. Più serio, costui non si era permesso di ubbriacarsi. Guidò il suo compagno nell'oscurità, evitando i pericoli ed infilando i sentieri come se avesse avuto pupille di gatto. Udirono presto lo scrosciar della pioggia dentro l'acqua del fiume.

—Eccoci—mormorarono arrestandosi.

—E il mercante?—chiese Paolino all'improvviso;—potremo fidarci?

—Stupido!—soggiunse l'altro.—Lascia fare a me.

E scavalcarono una siepe, traversarono un'ortaglia, si trovarono entro il cortile. Di fronte ad essi alcune casupole ergevansi nel cielo bigio. Da una piccola finestra scendeva qualche raggio tremulo e pensoso.

—Le mugnaie fanno la calzetta—pensò Domenico. E trasse il proprio socio presso il porcile.—Hai la corda?—gli domandò.

Paolino tirò fuor dalle tasche la fune di cui si era munito durante il giorno.