—Ciò che vi piace. Non tocca a me decidere. Guardate a quello che fanno gli altri, diamine!

—-Sei risoluta?

—Vorrei vedere io!

—Non hai paura?

—Che paura d'Egitto quando non si opera male! Sapete bene che non c'è d'aver paura. Scommetto che il vecchio ha subodorato ogni cosa e s'imagina ciò che stiamo per tentare. Ma vi accerto io che non si intrometterà! gli convien troppo tacere e fingere di non accorgersi. Anche mio zio Zancastro ha agito così con mia cugina Petronilla; è un male di famiglia l'avarizia: per non dar fuori la dote, inventano mille scuse e se la prendono con chi non ha colpa. Ma io me ne infischio di ciò; sfido anche il diavolo: anderò via, porterò via tutto quello che potrò: ne sono in diritto. Nel mio caso farebbero così anche le altre, se non peggio, e poi….

Da questo momento si avvicinarono e parlarono sotto voce. Il sole tramontava ed essi erano ancora nella medesima posizione; a Lizzola suonò l'avemaria: si divisero e Giovan Bello, portandosi alla Roncaglia, camminò verso Bondione mentre Sabina ritornava a casa.

* * *

La sera Zeno, ch'era solito andare da Bortolo, stette in casa anch'egli. Si ritirarono nella stalla e chiacchierarono tutti insieme dopo aver recitato il rosario. Erano molto seri; pareva che ci fosse burrasca per aria: se ne aspettava da un momento all'altro lo scoppio. Ma invece Zeno fu buonissimo: carezzò alquanto sua figlia e la guardò con insistenza, ostentando un poco di emozione. Le donne filavano silenziose e, in certi momenti, non si udiva che il soffio delle capre o il rumor secco dei fusi. Per giunta il cielo di fuori si rannuvolò e caddero alcune goccie di pioggia.

A mezzanotte circa si decisero finalmente a coricarsi. Zeno per il primo salì di sopra, salutando Sabina come non faceva mai: quindi lo seguirono anche le donne, con un grande fracasso di zoccoli, dopo aver disposto le rocche fra un travicello e l'altro del soffitto. Stavano così bene là entro, che si sarebbero fermate sino all'alba: ma poichè il capoccia non voleva, bisognò obbedirlo. Sabina restò l'ultima, dovendo come al solito chiudere gli usci e preparare il mastello per mungere: nel compiere questa operazione pianse, chi sa per quali pensieri, e poi levatasi gli zoccoli passò in mezzo al cortile. Era buio pesto; soffiava un vento freddissimo: dalla finestrola al primo piano scendeva il raggio d'un lumicino e le donne, camminando sul pavimento di assi, lo facevano scricchiolare.

Sabina entrò nel pollaio e vi prese due grossi involti depostivi dopo cena: ripassò per il cortile mentre nella casa vicina sbattevansi alcuni usci e rimbombavano alcune voci, poscia si rinchiuse nella stalla. Suonò mezzanotte a Bondione: il vento portava in su quei rintocchi ad uno ad uno, quali vibràti, quali appena sensibili, come se venissero da campanili a diverse distanze.