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Ben tosto giunse Giovan Bello con Marchetto Bolco ed il somaro di lui. Il somaro aveva i piedi coperti di paglia perchè non facesse rumore contro il selciato; sul dorso portava un sacco e, poichè gli ebbero attaccato gli involti di Sabina, ella vi salì adagiandosi come sur una seggiola. Tutti e tre s'incamminarono senza parlare; Marchetto levò di tasca una piccola lanterna cieca e l'accese, quindi svoltarono a manca, dirigendosi verso Valle di Flesio: l'asino era guidato da Giovan Bello che gli aveva afferrato il morso e se lo conduceva di fianco.
Fuori del paese la fanciulla, strettasi bene in un panno, diede nuovamente in escandescenze contro suo padre. Il vecchio doveva essere senza cuore per cimentarla ad un simile passo; certamente lo aizzavano le cognate: i tempi, sì, erano cattivi, ma però tutti dicevano a Lizzola ch'egli nascondeva la borsa di sotto al pagliericcio e, d'altronde, con una figlia che vuol prendere marito bisogna sacrificar qualche cosa. Si è per questo al mondo; ella al posto di lui sarebbe stata diversa: e se un giorno le nascessero figlioli…
Intanto la pioggia cadeva a catinelle: il somaro sdrucciolava lungo i sentieruzzi umidi ed i due uomini si avvilupparono entro il mantello. Viaggiavano da più ore così e Sabina si faceva a poco a poco malinconica. Era stabilito che ella si ricovrerebbe in una vecchia capanna di carbonaio da Giovan Bello preparata appositamente, entro i boschi di Passevra; ed appena il curato di Passevra avesse terminato le pubblicazioni (cioè tra nove giorni, perchè batteva la Madonna di Settembre in quella settimana), si sposerebbero con l'aiuto di Dio. Giovan Bello aveva a Passevra una camera ed un letto matrimoniale: con un poco di pazienza, lavorando entrambi, si arriverebbe a riempire i vuoti della cassa e, se ella era povera, tanto meglio: non potrebbe mai rinfacciargli nulla. Pervennero alla capanna: era molto umida e vi si respirava un acre odore di abbruciaticcio o di cenere spenta; distesero il sacco per terra, sopra un mucchio di foglie acquistate in antecedenza: accesero il fuoco per asciugarsi, legarono l'asinello ad un palo della soglia e, datogli un pugno d'avena, fecero l'inventario della roba portata. C'erano quattro camicie per donna, una camicia da uomo ricamata, sette paia di calze greggie, un abito quasi nuovo di percallo, tre lenzuola, tre fazzoletti, grembiali, sottane, corsetti di maglia ed altri cenci insignificanti. Dopo di che contarono i denari: Giovan Bello dichiarò che possedeva due marenghi e sei franchi, Sabina disse che aveva mezzo marengo in carta e prese infatti il borsellino per mostrarlo al fidanzato.
Ma fu molta la sua meraviglia quando, sollevata la molla, trovò dentro un altro marengo bello e nuovo in oro il quale, cadendo a terra, brillò come una stella, in vicinanza al fuoco!
Marchetto, promesso che sarebbe stato compare, s'allontanò col somarello esclamando a Sabina:—Dirò a tuo padre che hai fatto buon viaggio.
E mentre di fuori scrosciava la pioggia e il vento fischiava in mezzo alla foresta di pini, Sabina scoppiò in pianto dirotto.
Ma Giovan Bello riuscì a consolarla.
II.
La passione di G. C.