—Oh! vedrai!—proruppe Bonomo con la gola arsa dall'affanno. E stette ad aspettare.

Petronilla tolse la pentola dalla catena, versò l'acqua in una catinella di rame e poi, mettendosi le mani sul fianco, esclamò:

—Spero bene che mi darete quello che mi spetta?—E a mezzogiorno uscì di casa con un grosso involto dopo aver salutato la mucca bianca e baciato le belle capre allevate da lei. Bonomo era triste e si chiuse in camera a piangere davanti agli abiti della sua defunta Pepa.

* * *

Il presbiterio quando vi entrò don Bonomo dei Pollinetti era in isfacelo. Sgretolavansi le muraglie, sfasciavansi gli stipiti ed i soffitti cadevano in rovina. Il predecessore l'aveva lasciato in quel modo fuggendo per la disperazione;—ma esso presentava per don Bonomo, a malgrado di tutto, le comodità d'una curia. Egli se ne impossessò beatamente con la compunzione indispensabile per la circostanza; fece trasportare i suoi rustici mobili e li collocò lungo le pareti: non osò cambiar di posto nè meno ad un travicello e lasciò che presso le finestre i ragni tessessero le proprie tele. Solamente, perchè le pareti erano troppo sudicie, si piegò dopo lunghi battibecchi col sagrestano a dar loro una tinta verde, seminata di fiorellini azzurri. Nei cantucci umidi si respirava lo stesso odore di antichità e di muffa; ed ogni mattina Moschetto, scopando le camere, trovava su la tavola uno strato di pulviscolo rosso.

Ma don Bonomo era felice. Serrò in un armadio gli abiti della povera Pepa, li cosparse di tabacco perchè gli insetti non li guastassero, comperò una piccola Madonna di gesso e, col cuore sanguinante, aiutò in persona Moschetto a portare nella sua stanzuccia uno dei letti che facevano parte del letto matrimoniale. Ahi! gli ultimi ricordi di quel tempo andato e di quelle gioie terminate erano così per sempre sepolti.

Don Bonomo si rassegnò. Una volta per settimana continuò le proprie visite al camposanto su la fossa di Pepa, disse alla povera donna una quantità di messe funebri e, fatta fabbricare da Zancastro una croce di legno, vi pose egli medesimo questa epigrafe:

HIC . IACET . . PEPA . POLLINETTI . IE . . SUS . PER . ANIMAM . SUAM . AMEN.

Intanto alla mattina si alzava alla solita ora per leggere il breviario: andava a trovare le capre verso mezzodì, a merenda faceva una passeggiata e all'avemaria mangiava la cena preparata da Moschetto. Le campane suonavano a distesa entrambe sopra il suo capo: ed egli, seduto a tavola, beveva malinconicamente il freddo vinello di Salò mormorando a voce bassa:

—Oh! Pepa! chi l'avrebbe detto? Eccomi cappellano. Se tu potessi ritornare!