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Fu dopo un anno di questa solitudine che, improvvisamente, Don Bonomo ebbe un incontro poco gradevole. Un pomeriggio, uscendo per la passeggiata, s'imbattè a faccia a faccia con Petronilla.

Sempre bianca e paffuta ella sedeva a piedi scalzi sul margine d'un sentiero, lasciando che le pecore brucassero l'erba tra le pietra del monte.

—Vi saluto, Bonomo—ella disse con un sorriso confidenziale e leggiermente ironico.

Don Bonomo, e ne fu tutto addolorato, sentì tremarsi le ginocchia.

—E che!—soggiunse.—Tu sei ancora ad Anona? Già ti credeva partita.
Che fai qui? A quanto sembra stai bene. Come è che non ti vedo mai?

Petronilla con falsa timidezza abbassò gli occhi.

—Oh! caro il mio Bonomo, non mi posso rallegrare della sorte. Ho trovato un posto da papà Merlo e prendo tre franchi al mese, ma nè pure una mancia.

Il discorso languiva. Entrambi erano imbarazzàti. Finalmente Don
Bonomo, fissandola in faccia con aria di schietto rimprovero, mormorò:

—E in chiesa non vieni mai? Tu trascuri la tua anima, Petronilla.