—Presto, Lindo! sei l'ultimo. La musica ha finito di suonare. E già mio fratello recitò la parte di angelo nel prologo. Ora sta vestendosi per fare da Madonna. Dove sono gli abiti? e le maglie? e la corona di spine? c'è tutto? animo, corri a prepararti.
Lindo in un balzo fu sopra il palco scenico. Dietro le quinte dieci o dodici manigoldi finivano di mettersi chi l'elmo romano, chi le bretelle, chi la spada, chi la barba. C'erano tutti, da Malco a Sant'Andrea, da Giuda Iscariote al diavolo che doveva portarlo sotterra. Longino, con una grande lancia in resta, sedeva sopra il baio magnifico a cui avevano coperti gli occhi con una benda perchè non si adombrasse. Ed il Cireneo, in vesta verde orlata d'oro, cercava tra gli utensili il porta immondizie per accorrere dietro il cavallo ad ogni necessità. Tutte le volte che usciva sul palco, trovandosi in mezzo a persone travestite come briganti, al romor della musica, ai battimani degli spettatori, quella povera bestia non sapeva nascondere gli effetti del suo turbamento ed era una sconcezza, una noia deplorevole. Ma agli animali non si può insegnar l'educazione.
—Siamo all'ordine?—gridò il suggeritore presso il sipario.—Caifasso, hai la corona da porre in capo? e Pilato portò seco la catinella per lavarsi le mani? e Malco ha la mezza orecchia da buttare a terra? Lesti; dò il segnale. Uno, due… Attenti! quel buon ladrone stia tranquillo. Piuttosto vada a prendere il cartelletto con l'Inri e lo unisca alla croce. Dov'è San Pietro? bravo asino: sta là a pulirsi le mutande! Avete il bengala? E tu Lindo? Finalmente! Possiamo cominciare. Tiranno, alza il sipario. Uno, due, tre!
Il sipario levossi e per ogni parte fu uno scappar di gambe coperte da maglie, mentre dalla platea saliva un lungo oh! di soddisfazione.
* * *
La recita proseguì meravigliosamente bene. Fin dal primo atto il pubblico diede visibili segni di contentezza e frequenti applausi accolsero su la scena l'apparir dei personaggi principali. Però Lindo, tra una parlata e l'altra, ebbe tempo di osservare che realmente sua moglie non era in teatro e che non c'era nè anche il cugino Pietro. Al solito. In cuor suo li mandò a farsi benedire e, sforzando la voce perchè le campane mai non cessavano di suonare sopra il teatro, con fermezza e calma rappresentò la propria parte, difficilissima e lunga. La cena degli apostoli ottenne un successo. Lindo, tra San Pietro e Sant'Andrea, sorrideva del suo miglior sorriso avendo cura tratto tratto di levarsi dalla bocca i peli che gliela otturavano. Si era anche dipinto di carmino le guancie e messa in capo una bella parucca bionda fluente; roba tutta presa a nolo dai fornitori della Canobbiana, come asseriva il suggeritore.
Giuda quel giorno fece meglio del solito. Stringeva gli occhi, da furbaccio, e camminava con le mani incrociate sul petto, come un chierico del duomo. Poi nell'orto di Getsémani Lindo recitò divinamente le sue preghiere e San Pietro, quando i manigoldi arrivarono per arrestare il suo maestro, levossi dalla toga un coltellaccio da beccaio, s'avvicinò rabbiosamente a Malco, gli tagliò l'orecchia. Nella platea le donne diedero un gemito. L'effetto era meraviglioso. Chiunque sarebbesi ingannato.
Ma dopo il terzo quadro, al momento di entrar in iscena dinanzi a Pilato e Caifasso per esservi poscia battuto con le verghe e incoronato di spine, G. C. frugando il proprio involto s'accorse di aver dimenticato una cosa importantissima: il pannolino rosso da mettere intorno alle coscie durante la bastonatura, quand'egli si troverebbe in costume adamitico.
La buaggine commessa era grave; necessario ripararvi con la maggiore velocità possibile. Senza dir niente a nessuno, per non perdere un tempo così prezioso e per non farsi beffare o rimproverare, Lindo scappò dal teatro, saltò d'un colpo i gradini, e, con la tunica di G. C. indosso, volò verso la propria casa, traversando il cortile. Nel cortile non c'erano che alcune oche diguazzanti entro l'acqua sudicia vicino al pozzo. Le scavalcò d'un balzo e si trovò alla scala di legno. Di furia fece i gradini, a due per volta, e giunto sul pianerottolo toccò il saliscendi, aperse, entrò nella camera matrimoniale. Tutto era al posto come un'ora prima. Egli frugò il canterano e non iscoprì nulla. Frugò l'armadio, ma indarno. Frugò anche il letto e mise le coltri sossopra, ma il pannolino era irreperibile. Finalmente, per ultimo tentativo, diede un'occhiata dietro la cassa e vide quel benedetto drappo scarlatto, scivolato tra il legno ed il muro, sul nudo pavimento. Lo raccolse, lo scosse per pulirlo dalla polvere, se lo cacciò al posto che doveva e, sostenendo la vesta con la mano, uscì di nuovo per tornarsene al teatro.
Arrivato dabbasso, oltrepassando la porta della bottega munita di vetri e di una cortina azzurra, credette di scorgere in casa due persone che discorrevano. Esse trovavansi proprio nella visuale tra la porta e la finestra: da cui penetrava, come al piano superiore, una vivissima e lietissima luce.