Nell'animo di Lindo sorse improvviso un feroce sospetto. Quelle due persone egli non poteva riconoscerle perchè voltate dall'altra parte; ma al profilo gli parve e non gli parve che… per la quale…

Fremeva. Afferrò la maniglia per ischiudere. Ma quei briganti eransi assicuràti con la chiave. Allora scosse la porticina, diede un pugno nei vetri, li spezzò, allungò la mano per sollevare la tenda. E già poco gli mancava a raggiungere il suo scopo allorchè, in fondo al cortile, una voce sconsolata ed imperiosa lo chiamò furiosamente:

—Lindo! si entra in scena! bestia che sei, vieni o tutto è rovinato.

Il dovere anzi ogni cosa. Lindo obbedì senz'altro ed accorse.

* * *

Alzavano il sipario per il quarto quadro. Gli scenarî figuravano una vasta sala sostenuta da colonne marmorizzate ed illuminate, in alto, con finestre a vetri di più colori. Caifasso, coperto il seno di una maglia a squame di pesce, era seduto davanti alla tavola ampia dalla quale pendeva un tappeto verde macchiato d'inchiostro. Sul proscenio era già pronta una piccola erma di cartone, cinta alla base da un sedile vestito con panno rosso. La musica fece, in platea, una suonatina malinconica. Ed ecco arrivare di tra le quinte il popolo de' giudei e de' farisei, insieme coi soldati romani armàti di lunghissima lancia: un'asta di legno che terminava in un agile rombo difeso da carta d'argento. Tra questi brutti ceffi stava G. C., legàti i polsi un sopra l'altro con una corda enorme da buoi. Egli teneva bassa la fronte in atto umile e doloroso; e quando parlava la sua voce cupa e triste spandevasi nell'aria silenziosa come un suono di campanello fesso. I farisei, brutali e spietati, si fecero largo nella calca e riuscirono a circondare il pontefice. Egli su le prime pareva ben disposto verso il biondo galileo, ma quei maledetti calunniatori a poco a poco lo smossero dalle sue tenerezze e lo eccitarono contro G. C.

Nella platea un affanno, una trepidazione indescrivibili.

Ed il pontefice finalmente, rizzatosi dalla propria seggiola, in fondo al teatro, domandò a Lindo con voce sepolcrale s'egli era proprio il figliuolo di Dio. Lindo stette alquanto in pensieri. Poi sollevò la testa imparruccata, distese le braccia e, lentamente, gravemente, pronunciò le fatidiche parole:

—Sì, e mi vedrete quando verrò a giudicare gli uomini alla destra del mio divin padre.

Uno dei manigoldi finse di percuotere G. C. su la faccia e dopo tre o quattro secondi il suggeritore, tra le quinte, battè le mani per simulare lo schiaffo.