Un'altra ragazza, nel posto di Cenerentola, avrebbe fatto di tutto per vestirle male; ma essa era una buonissima figliuola, e le vestì e le accomodò come meglio non si poteva.

Per la gran contentezza di questa festa, stettero quasi due giorni senza ricordarsi di mangiare: strapparono più di dodici aghetti, per serrarsi ai fianchi e far la vita striminzita; e passavano tutt'intera la santa giornata[5] a guardarsi nello specchio.

Venne finalmente il giorno sospirato. Partirono di casa e Cenerentola le accompagnò cogli occhi più lontano che potè:[6] quando non le scorse più, si mise a piangere.

La sua Comare, che la trovò cogli occhi rossi e pieni di pianto, le domandò che cosa avesse.[7]

—Vorrei[8]... vorrei....—E piangeva così forte, che non poteva finir la parola.

La Comare, che era una fata, le disse:

—Vorresti anche tu andare al ballo, non è vero?

—Anch'io, sì,—disse Cenerentola,—con un gran sospirone.

—Ebbene: prometti tu d'esser buona?—disse la Comare.—Allora ti ci farò andare.—

E menatala in camera, le disse:—Vai nel giardino e portami un cetriolo.—