Il Re aveva trionfato. La Reazione, che era incominciata alcuni mesi innanzi che s’adunassero le Camere in Oxford, si accrebbe rapidamente. La nazione, a dir vero, rimaneva sempre ostile al papismo: ma quando i cittadini richiamarono ad esame tutta la storia della congiura, si accorsero come il loro zelo protestante gli avesse fatti trascorrere alla demenza e al delitto, e appena potevano credere d’essere stati spinti da alcune novelle da balia a gridare al sangue de’ loro concittadini e fratelli cristiani. E davvero, i più leali non potevano negare che l’amministrazione di Carlo fosse spesse volte stata degna di biasimo. Ma coloro che non conoscevano pienamente come noi le relazioni di lui con la Francia, e che aborrivano dalle violenze dei Whig, enumeravano le ampie concessioni da lui fatte negli ultimi anni al Parlamento, e le concessioni anche più ampie che avea dichiarato di voler fare. Aveva assentito alle leggi che escludevano i Cattolici Romani dalla Camera de’ Lordi, dal Consiglio Privato, ed agli uffici civili e militari. Aveva approvato l’Atto dell’Habeas Corpus. Se non s’erano per anche fatti provvedimenti contro i pericoli ai quali la Costituzione e la Chiesa potevano essere esposte sotto un Sovrano cattolico romano, la colpa non era di Carlo, che aveva invitato il Parlamento a proporre le opportune guarentigie, ma di quei Whig i quali avevano ricusato di aderire a qualunque provvisione da sostituirsi alla Legge d’Esclusione. Una sola cosa aveva il Re negata al suo popolo. Aveva ricusato di annullare il diritto ereditario del fratello. E non v’erano buone ragioni a credere che tale rifiuto nascesse da sentimenti lodevoli? Di quale motivo d’egoismo poteva la stessa fazione addebitare l’animo del Re? La Legge d’Esclusione non iscemava le prerogative nè le entrate del Principe regnante. Veramente, approvandola, avrebbe potuto facilmente ottenere un ampio accrescimento alle sue proprie rendite. E che poteva ciò importare a colui che regnasse dopo? Inoltre, se Carlo aveva predilezioni personali, tutti sapevano ch’egli prediligeva il Duca di Monmouth sopra il Duca di York. E però, il modo più naturale di spiegare la condotta del Re sembrava essere che, comunque ei fosse d’indole spensierata e di bassa morale, aveva, in quel!’ occasione, operato secondo gl’impulsi del dovere e dell’onore. E se era così, poteva la nazione costringerlo a fare ciò ch’egli reputava criminoso e disonorevole? Violentargli, anche con mezzi strettamente costituzionali, la coscienza, ai realisti zelanti sembrava atto poco generoso ed indebito. Ma i mezzi strettamente costituzionali non erano i soli ai quali i Whig volevano appigliarsi. Vedevansi già segni tali, che facevano presagire lo avvicinarsi di grandi perturbazioni. Uomini che nel tempo della guerra civile e della Repubblica avevano acquistata odiosa rinomanza, erano usciti fuori dalla oscurità, in cui, dopo la Restaurazione, giacevano nascosti onde sottrarsi all’odio universale; mostravano i loro visi fidenti ed affaccendati in ogni dove, e sembravano anticipare un secondo regno de’ Santocchi. Un altro Naseby, un’altra Alta Corte di Giustizia, un altro usurpatore sul trono, i Lordi nuovamente espulsi a forza da’ loro seggi, le Università di nuovo purgate, la Chiesa nuovamente saccheggiata e perseguitata, i Puritani di nuovo dominanti: a tali conseguenze sembrava tendere la politica disperata della opposizione.

Animata da cotesti sentimenti, la maggioranza delle alte classi e delle medie affrettassi a porsi dalla parte del trono. La situazione del Re in questo tempo rendeva immagine di quella del padre suo, dopo che era stata votata la Rimostranza. Ma alla Reazione del 1641 non s’era lasciata correre intera la sua via. Carlo I, nel momento stesso in cui il suo popolo, lungo tempo da lui allontanato, ritornava a lui disposto alla conciliazione, aveva, violando perfidamente le leggi fondamentali del reame, perduto per sempre la fiducia di quello. Se Carlo II si fosse gettato nella medesima via, se avesse imprigionati in modo irregolare i capi dei Whig, e gli avesse accusati d’alto tradimento innanzi ad un tribunale privo di giurisdizione legale sopra loro, è molto probabile che questi avrebbero speditamente riacquistato il predominio che avevano già perduto. Avventuratamente per lui, in cotesta crisi, venne indotto ad attenersi ad una politica che, rispetto ai suoi fini, era singolarmente giudiziosa. Deliberò di conformarsi alla legge, ma usare nel tempo stesso energicamente ed inesorabilmente la legge contro i suoi avversari. Non era tenuto a convocare il Parlamento avanti che fossero scorsi tre anni. Non aveva grande penuria di danaro. Il prodotto delle tasse, che gli era stato concesso a vita, eccedeva l’estimo. Era in pace con tutto il mondo. Poteva scemare le proprie spese rinunziando al costoso ed inutile stabilimento di Tangeri; e poteva sperare sussidii pecuniari dalla Francia. Gli rimanevano, quindi, tempo e mezzi molti onde aggredire sistematicamente l’opposizione sotto le forme della Costituzione. I giudici erano amovibili ad arbitrio di lui; i giurati erano nominati dagli Sceriffi; e in quasi tutte le Contee dell’Inghilterra gli Sceriffi erano nominati dal Re. Testimoni, della specie di quelli che avevano deposto contro la vita de’ Papisti, erano pronti a deporre contro quella de’ Whig.

LVIII. La prima vittima fu College, violento e clamoroso demagogo, di vili natali e di bassa educazione. Faceva il mestiere di falegname, e divenne celebre come inventore del correggiato protestante.[25] Era stato in Oxford mentre eravi ragunato il Parlamento, e lo avevano accusato di avere ordito una insurrezione ed aggressione contro le guardie del Re. Contro di lui testificarono Dugdale e Turberville; gli stessi infami uomini i quali, pochi mesi innanzi, erano stati falsi testimoni contro Stafford. Non era probabile che alcuno Esclusionista trovasse favore al cospetto de’ giurati di provincia. College fu dichiarato reo. La folla che riempiva la sala del tribunale in Oxford, ricevè l’annunzio della condanna con gridi di gioia; gridi tanto barbari, quanto quelli che egli e i suoi amici avevano costume di mandare quando gl’innocenti papisti venivano dannati alla forca. La sua morte fu l’inizio di un nuovo macello giuridico, non meno atroce di quello al quale egli stesso aveva partecipato.

Il Governo, reso audace da questa prima vittoria, intese a colpire, un nemico di specie differentissima. Deliberò di processare Shaftesbury. Si raccolsero prove, con che speravasi convincerlo di tradimento. Ma i fatti ch’era d’uopo provare, vennero prodotti come avvenuti in Londra. Gli Sceriffi di Londra, eletti dai cittadini, erano Whig zelanti. Costoro nominarono giurati Whig; i quali rigettarono l’accusa.

LIX. Questa sconfitta, invece di scoraggiare i Consiglieri del Re, suggerì loro un disegno nuovo ed ardito. Poichè lo Statuto Municipale della capitale era d’inciampo, era necessario annullarlo. Pretesero quindi che la città di Londra avesse, a cagione di alcune irregolarità, perduti i suoi privilegi municipali; e fu intentato un processo contro il Municipio nella Corte del Banco del Re. Nel tempo stesso, quelle leggi che, subito dopo la Restaurazione, eransi promulgate contro i non-conformisti, e che eransi lasciate inattive mentre preponderavano i Whig, vennero rigorosissimamente attuate per tutto il Regno.

Nonostante, lo spirito de’ Whig non era domo. Quantunque fossero in tristi condizioni, formavano tuttavia un partito numeroso e potente; e come si mostravano forti nelle grandi città, e massimamente nella metropoli, facevano rumore e sembianza più di quanto ne comportava la loro forza positiva. Inanimiti dalla rimembranza dei passati trionfi, e dal sentimento della oppressione presente, esageravano e la forza e i danni propri. Non erano in istato di giudicare se le cose fossero giunte a quegli estremi che soli possono giustificare l’uso d’un rimedio così violento, come è la resistenza ad un Governo stabilito. Per quanti sospetti potessero essi aver concepiti, non potevano provare che il loro Sovrano aveva concluso un trattato con la Francia contro la religione e le libertà dell’Inghilterra. Le apparenze non erano bastevoli a giustificare il ricorso alla spada. Se la Legge d’Esclusione era stata rigettata, ciò avevano fatto i Lordi nello esercizio di un diritto antico quanto la Costituzione. Se il Re aveva sciolto il Parlamento di Oxford, aveva così operato per virtù di una prerogativa che non era stata mai messa in dubbio. Se la Corte, dopo il riferito scioglimento, era trascorsa ad atti duri, tali atti erano strettamente conformi alla lettera della legge, ed alla recente pratica degli stessi malcontenti. Se il Re aveva perseguitati i suoi avversari, gli aveva perseguitati secondo le forme debite innanzi ai debiti tribunali. Le prove che ora producevansi a pro della Corona, erano almeno meritevoli di fede quanto quelle per virtù delle quali il più nobile sangue inglese era stato, poco innanzi, versato dalla opposizione. Il modo onde un Whig accusato ora doveva aspettarsi d’essere trattato da giudici, avvocati, sceriffi, giurati e spettatori, non era peggiore di quello che i Whig avevano reputato abbastanza buono per un accusato papista. Se erasi proceduto contro i privilegi della città di Londra, ciò era seguito non per violenza militare, o per virtù di alcun contrastabile esercizio della prerogativa, ma secondo la pratica regolare di Westminster Hall. La regia autorità non aveva imposto nessuna tassa. Nessuna legge era sospesa. L’Atto dell’Habeas Corpus era rispettato. Perfino l’Atto di Prova era in vigore. La opposizione, dunque, non poteva addebitare al Re quella specie di mal governo che solo potrebbe giustificare la insurrezione. E quando anche il suo mal governo fosse stato più visibile di quello che appariva, la insurrezione sarebbe anche stata criminosa, come quella che era quasi sicura di esito non prospero. La situazione dei Whig nel 1682 differiva grandemente da quella delle Teste-Rotonde quaranta anni prima. Coloro che avevano prese le armi contro Carlo I, avevano operato sotto l’autorità di un Parlamento, il quale, legalmente adunato, non poteva, senza il proprio consenso, essere legalmente sciolto. Gli oppositori di Carlo II erano uomini privati. Quasi tutti i mezzi militari e navali erano nelle mani di coloro che resisterono a Carlo I. Tutti i mezzi militari e navali erano nelle mani di Carlo II. La Camera de’ Comuni era stata sostenuta almeno da mezza la nazione contro Carlo I. Ma coloro che inchinavano a guerreggiare contro Carlo II, erano certamente in minoranza. E però, non poteva ragionevolmente dubitarsi, che qualora essi tentassero una insurrezione, fallirebbero. E anche meno poteva dubitarsi che il mal esito della impresa rendesse più duri i mali di cui menavano lamento. La vera politica de’ Whig era quella di sobbarcarsi pazienti all’avversità che era conseguenza naturale e giusto castigo de’ loro errori; di aspettare pazientemente fino al tempo in cui il pubblico sentire si sarebbe, con inevitabile vicenda, cangiato; di osservare la legge, e di giovarsi della protezione, imperfetta sì, ma non affatto futile, che la legge apprestava alla innocenza. Sventuratamente, presero una via molto diversa. I capi del partito, scevri di scrupoli e caldi di cervello, formavano e discutevano disegni di resistenza, ed erano ascoltati se non con approvazione, almeno con segni d’acquiescenza, da uomini molto migliori di loro. Proposero di insorgere ad un tempo in Londra, in Cheshire, in Bristol e in Newcastle. Aprirono comunicazioni coi malcontenti presbiteriani di Scozia, i quali pativano una tirannia, quale l’Inghilterra, in tempi pessimi, non aveva mai patita. Mentre i principali della opposizione in tal guisa architettavano la ribellione aperta, ma erano tuttavia da scrupoli o da paura ritenuti dal fare alcun passo decisivo, parecchi dei loro complici ordivano una trama di specie differentissima. A questi spiriti feroci, non infrenati da principio alcuno, o resi insani dal fanatismo, e’ pareva che agguatare ed assassinare il Re e il fratello fosse la via più breve e sicura di vendicare la religione protestante e le libertà della Inghilterra. Indicarono il tempo e il luogo; e spesso discutevano, se pure non gli avevano definitivamente ordinati, intorno ai particolari del macello. Questo disegno era noto a pochi, e nascosto con gran cura a Russell, spirito probo ed umano; e a Monmouth, il quale, quantunque non fosse uomo di delicata coscienza, avrebbe aborrito dal parricidio. In tal modo, v’erano due congiure, una dentro l’altra. Lo scopo della grande congiura Whig, era quello di chiamare la nazione alle armi contro il Governo. La congiura minore, comunemente detta la congiura di Rye house, della quale soli pochi disperati uomini erano partecipi, aveva lo scopo di assassinare il Re e il suo erede presuntivo.

LX. Ambedue vennero tosto scoperte. Alcuni traditori codardi affrettaronsi a porsi in salvo divulgando tutto, e, più che tutto, ciò che era seguito nelle deliberazioni del partito. Non è luogo a dubitare, che pochi di coloro che meditavano di fare resistenza al Governo, volgessero in mente il pensiero dell’assassinio; ma poichè le due cospirazioni erano strettamente connesse, non tornò difficile al Governo confonderle in una. La giusta indignazione suscitata dalla congiura di Rye house, fu rivolta per alcun tempo a tutti i Whig. Il Re ormai poteva liberamente vendicarsi di tanti anni di freno e di umiliazione. Shaftesbury, a dir vero, aveva schivato il destino di che per la sua multiforme perfidia era bene meritevole. Essendosi accorto che il suo partito correva a rovina, ed invano studiato di pacificarsi agli augusti principi, era fuggito in Olanda; dove morì sotto la generosa protezione d’un Governo da lui crudelmente oltraggiato. Monmouth si gettò ai piedi del padre, ed ottenne perdono; ma tornato presto ad offenderlo, reputò prudente andare in volontario esilio. Essex si uccise nella Torre. Russell, che pare non essere stato reo di alto tradimento, e Sidney, della cui reità non si poterono produrre prove legali, furono decapitati contro legge e giustizia. Russell morì con la fermezza d’animo d’un cristiano; Sidney con quella d’uno stoico. Parecchi altri politici faccendieri d’inferiore condizione furono dannati alle galere. Molti abbandonarono la patria. Istituironsi numerosi processi per delitti di tradigione, calunnia e congiura. I giurati Tory profferivano senza difficoltà sentenze di reità, e i giudici cortigiani infliggevano pene rigorose. A questi processi criminali aggiungevansi i civili, quasi ugualmente formidabili. Intentaronsi accuse contro individui che avevano diffamato il Duca di York; e gli accusatori chiedevano, e i giudici senza difficoltà concedevano ammende equivalenti ad una condanna di prigionia perpetua. La Corte del Banco del Re decise, che le franchigie della città di Londra erano devolute alla Corona.

LXI. Inebriato da questa grande vittoria, il Governo procedè ad aggredire gli Statuti di altri Municipi governati da ufficiali Whig, e che avevano costume di eleggere rappresentanti Whig al Parlamento. I borghi, l’uno dopo l’altro, furono costretti a rendere i propri privilegi; e vennero concessi nuovi Statuti, che in ogni parte resero predominanti i Tory.

Tali procedimenti, comunque degni di biasimo, serbavano l’apparenza della legalità. Furono anco accompagnati da un atto inteso a calmare il timore che molti sudditi leali sentivano dello avvenimento al trono d’un sovrano papista. Lady Anna, figlia minore del Duca di York del primo letto, fu data in sposa a Giorgio principe della Casa ortodossa di Danimarca. I gentiluomini Tory e il clero potevano adesso fermamente sperare che la Chiesa d’Inghilterra si trovasse efficacemente assicurata, senza essere stato minimamente violato l’ordine della successione. Il Re e lo erede del trono erano a un di presso di eguale età. Ambidue avvicinavansi agli anni in cui la vita declina. La salute del Re era buona. Era quindi probabile, che Giacomo, se mai ascendesse al trono, regnerebbe poco tempo. Dietro il suo regno, scorgevasi il lieto spettacolo d’una lunga serie di Sovrani Protestanti.

La libertà della stampa era di poco o di nessun utile alla parte vinta; perocchè l’indole dei giudici e dei giurati era tale, che nessuno scrittore, ove dal Governo fosse accusato di calunnia, aveva probabilità di andare assoluto. Però la paura della pena faceva tutto lo effetto che avrebbe potuto produrre la censura. Frattanto, i pulpiti risuonavano di arringhe contro il peccato di ribellione. Gli scritti in cui Filmer sosteneva che il dispotismo ereditario era la forma di Governo ordinata da Dio, e che la monarchia limitata era assurdità perniciosa, erano pur allora usciti alla luce, ed avevano ottenuto il favore di molti individui del partito Tory. La università di Oxford, nel giorno stesso in cui Russell fu tratto a morte, adottò con un atto solenne quelle strane dottrine, ed ordinò che le opere politiche di Buchanan, di Milton e di Baxter, fossero pubblicamente bruciate nella corte delle Scuole.