LXXXV. Il suo arrivo sparse lo sgomento fra tutta la popolazione inglese. Clarendon fu accompagnato, o sollecitamente seguito a traverso il Canale di San Giorgio, da moltissimi deʼ più illustri abitatori di Dublino, gentiluomini, trafficanti ed artigiani. Si disse che mille e cinquecento famiglie in pochi giorni emigrassero. Nè tanta paura era irragionevole. La impresa di porre tutti i coloni sotto i piedi degli Irlandesi, faceva rapidi progressi. In breve, quasi ogni Consigliere Privato, Giudice, Sceriffo, Gonfaloniere, Aldermanno e Giudice di Pace, fu Celta e Cattolico Romano. Sembrava che le cose presto si volessero disporre in modo, che da una elezione generale sorgerebbe una Camera di Comuni propensa ad abrogare lʼAtto di Stabilimento.[204] Coloro i quali fino allora erano stati signori dellʼisola, adesso lamentavano, nellʼamaritudine dellʼanime loro, dʼessere divenuti preda e ludibrio dei loro propri servi e manuali; le case essere bruciate, e gli armenti rubati impunemente; i nuovi soldati scorrazzare il paese saccheggiando, insultando, stuprando, mutilando qua, facendo colà saltare per aria sopra un lenzuolo un Protestante, legandone un altro pei capelli e flagellandolo; e nulla giovare il richiamarsi alle leggi: i giudici, gli sceriffi, i giurati, i testimoni irlandesi, tutti congiurare a salvare glʼIrlandesi delinquenti; e tra breve tempo, anche senza apposito Atto del Parlamento, tutto il suolo dover cangiare padroni; avvegnachè, governante Tyrconnel, in ogni causa di sfratto, i Giudici avevano sempre sentenziato contro lʼInglese, ed a favore dellʼIrlandese.[205]
Mentre Clarendon rimaneva in Dublino, il Sigillo Privato era stato affidato ad una Commissione. I suoi amici speravano che, ritornato a Londra, gli sarebbe tosto reso lʼufficio. Ma il Re e la cabala gesuitica volevano intera la caduta degli Hydes. Lord Arundell di Wardour, Cattolico Romano, ricevè il Sigillo Privato. Bellasyse, Cattolico Romano, fu fatto Primo Lord del Tesoro; e Dover, altro Cattolico Romano, ebbe un posto in quellʼufficio. La nomina di un giuocatore rovinato ad un impiego di tanta fiducia, sarebbe sola bastata a disgustare il pubblico. Il dissoluto Etherege, che allora dimorava in Ratisbona come inviato del Governo inglese, non potè frenarsi dallo esprimere, con un sarcasmo, la speranza che il suo vecchio compagno Dover avrebbe custoditi i danari del Re meglio che i propri. Perchè le finanze non fossero rovinate daʼ papisti privi di capacità ed esperienza, lʼossequioso, diligente e taciturno Godolphin fu nominato Commissario del Tesoro; ma seguitò a rimanere Ciamberlano della Regina.[206]
LXXXVI. La destituzione deʼ due fratelli forma una grande epoca nella storia del regno di Giacomo. Da quel tempo apparve manifesto come ciò chʼegli voleva, non fosse la libertà di coscienza peʼ suoi correligionarii, ma la libertà di perseguitare i membri delle altre Chiese. Pretendendo di non volere Atti di Prova, egli ne aveva imposto uno. Pensava che fosse cosa dura, cosa mostruosa, che uomini abili e leali fossero esclusi daʼ pubblici uffici solo perchè erano Cattolici Romani. E nulladimeno, aveva cacciato via un Tesoriere chʼegli teneva leale ed abile, solo perchè era protestante.
Corse la voce, essere vicina una proscrizione generale, ed ogni pubblico funzionario dovere eleggere fra la perdita dellʼanima o dellʼimpiego.[207] E chi, a dir vero, avrebbe potuto sperare di mantenersi dopo che gli Hydes erano caduti? Erano cognati del Re, zii e tutori naturali delle sue figliuole; gli erano stati amici fino dagli anni suoi primi, fermi seguaci nellʼavversità e nel pericolo, servi ossequiosi dopo che era asceso sul trono. Loro sola colpa era la religione, e per essa erano stati messi da parte. Ineffabilmente perturbato, ciascuno cominciò a volgere attorno lo sguardo desioso di trovare scampo allʼimminente pericolo; e tosto gli occhi di tutti posaronsi sopra un uomo, il quale da un raro concorso di doti personali e di circostanze fortuite veniva indicato come liberatore.
CAPITOLO SETTIMO.
SOMMARIO.
I. Guglielmo principe dʼOrange. Suo aspetto.—II. Sua vita giovanile.—III. Sue opinioni teologiche.—IV. Sue doti militari.—V. Suo amore deʼ pericoli; sua salute cagionevole; freddezza deʼ suoi modi e forza delle sue emozioni.—VI. Sua amicizia per Bentinck.—VII. Maria Principessa dʼOrange.—VIII. Gilberto Burnet.—IX. Mette dʼaccordo il Principe e la Principessa.—X Relazioni tra Guglielmo e i Partiti inglesi.—XI. Suoi sentimenti verso la Inghilterra, verso lʼOlanda e la Francia.—XII. Coerenza della sua politica.—XIII. Trattato dʼAugusta.—XIV. Guglielmo diviene capo della Opposizione inglese.—XV. Mordaunt propone a Guglielmo di andare in Inghilterra.—XVI. Guglielmo ricusa il consiglio.—XVII. Malumori in Inghilterra dopo la caduta degli Hydes.—XVIII. Conversioni al Papismo; Peterborough; Salisbury.—XIX. Wycherley; Tindal; Haines.—XX. Dryden.—XXI. La Cerva e la Pantera.—XXII. La Corte muta politica verso i Puritani.—XXIII. Concede alla Scozia una certa tolleranza.—XXIV. Tenta con segrete conferenze di corrompere gli avversari.—XXV. Non vi riesce; lʼAmmiraglio Herbert.—XXVI. Dichiarazione dʼIndulgenza.—XXVII. Umori deʼ Protestanti Dissenzienti.—XXVIII. Umori della Chiesa Anglicana.—XXIX. La Corte e la Chiesa si contendono il favore deʼ Puritani.—XXX. Lettera ad un Dissenziente.—XXXI. Condotta dei Dissenzienti—XXXII. Alcuni di loro parteggiano per la Corte; Care; Alsop; Rosewell; Lobb—XXXIII. Penn.—XXXIV. La maggior parte deʼ Puritani si dichiarano avversi alla Corte; Baxter; Howe—XXXV. Bunyan.—XXXVI. Kiffin—XXXVII. Il Principe e la Principessa dʼOrange si mostrano ostili alla Dichiarazione dʼIndulgenza.—XXXVIII. Loro modo di vedere intorno alla difesa deʼ Cattolici Romani In Inghilterra.—XXXIX. Nimistà di Giacomo per Burnet.—XL. Missione di Dykvelt in Inghilterra.—XLI. Negoziati di Dykvelt con gli statisti inglesi; Danby.—XLII. Nottingham.—XLIII. Halifax; Devonshire.—XLIV. Eduardo Russell.—XLV. Compton; Hebert; Churchill.—XLVI. Lady Churchill e la Principessa Anna.—XLVII. Dykvelt ritorna allʼAja, recando lettere di molti uomini cospicui dʼInghilterra.—XLVIII. Missione di Zulestein—XLIX. La inimicizia tra Giacomo e Guglielmo sʼaccresce—L. Influenza della stampa olandese—LI. Carteggio di Stewart e Fagel—LII. Ambasceria di Castelmaine a Roma.