I Vescovi furono più volte fatti uscire dalla sala, e più volte richiamati. Alla perfine, Giacomo positivamente comandò loro di rispondere alla domanda. Non promise espressamente che la confessione non verrebbe considerata come argomento contro di loro. Ma essi non senza ragione supponevano che dopo la protesta fatta dallo Arcivescovo e la risposta data dal Re, un tale impegno fosse sottinteso nel suo comando. Sancroft riconobbe per suo lo scritto, e i suoi confratelli ne seguirono lo esempio. Allora furono interrogati intorno alla significanza dʼalcune parole della petizione, e intorno alla lettera che era andata in giro con tanto effetto per tutto il Regno: ma le loro parole furono così circospette, che il Consiglio non potè ricavare nulla dallo esame. Il Cancelliere quindi annunziò loro che verrebbe fatto contro essi un processo criminale nella Corte del Banco del Re, e intimò che sottoscrivessero lʼobbligo di presentarsi. Ricusarono allegando il privilegio della Paria: imperocchè i migliori giuristi di Westminster Hall avevano assicurato loro che nessun Pari poteva esser costretto a firmare il predetto obbligo per accusa di libello; ed essi non reputavansi in diritto di rinunciare al privilegio dellʼordine loro. Il Re fu tanto stolto da stimarsi personalmente offeso, perchè, in una questione legale, si richiamavano al parere deʼ dottori della legge. «Voi prestate fede a chiunque, fuori che a me,» disse egli. E davvero sentivasi mortificato e trepidava come quegli che sʼera spinto tanto oltre, che, persistendo essi, a lui non rimaneva altro partito che gettarli in carcere; e quantunque non prevedesse punto tutte le conseguenze di un tale passo, forse le prevedeva tanto da esserne perturbato. I Vescovi rimasero fermissimi nel loro proposto. Fu quindi spedito un mandato al Luogotenente della Torre per tenerli in custodia, ed apparecchiata una barca a trasportarveli pel fiume.[373]
XLVIII. Sapevasi in tutta Londra che i Vescovi erano dinanzi al Consiglio. La pubblica ansietà era infinita. Una grande moltitudine sʼaccalcava nei cortili di Whitehall e nelle vie circostanti. Molti avevano costume di recarsi sulle rive del Tamigi a godervi il fresco nelle sere estive. Ma in cotesta sera tuttoquanto il fiume era coperto di barche. Come i sette Vescovi comparvero circondati dalle guardie, lʼemozione del popolo ruppe ogni freno. La gente a migliaia cadde inginocchioni pregando ad alta voce per coloro, i quali, animati dal coraggio di Ridley e di Latimer, avevano affrontato il tiranno reso insano di tutta la bacchettoneria di Maria la Bevisangue. Molti gettaronsi nelle acque fino al petto, implorando dai Padri Santi la benedizione. Per tutto il fiume, da Whitehall fino al Ponte di Londra, la barca regia passò fra mezzo a due file di gondole, dalle quali moveva unanime il grido: «Dio benedica alle Vostre Eccellenze Reverendissime.» Il Re grandemente impaurito, comandò che si raddoppiasse il presidio della Torre, che le Guardie si tenessero pronte a combattere, e che si staccassero due compagnie da ogni reggimento nel Regno, e si dirigessero subito a Londra. Ma le milizie chʼegli reputava mezzo precipuo a coartare il popolo, partecipavano al sentire del popolo. Le stesse sentinelle che facevano la guardia alla Porta deʼ Traditori, chiedevano la benedizione ai martiri affidati alla loro custodia. Sir Eduardo Hales, Luogotenente della Torre, era poco propenso a usare cortesia aʼ suoi prigionieri: perocchè aveva rinnegata la Chiesa per la quale essi tanto pativano, ed occupava vari uffici lucrosi per virtù di quella potestà di dispensare, contro la quale essi avevano protestato. Arse di sdegno allorchè seppe che i suoi soldati bevevano alla salute deʼ Vescovi, e ordinò agli ufficiali provvedessero che lo scandalo non fosse ripetuto. Ma gli ufficiali riferirono non esservi modo a impedire la cosa, e che il presidio non voleva bere alla salute di nessun altro. Nè solo con siffatti festeggiamenti i soldati mostravano riverenza ai padri della Chiesa. Si videro entro la Torre tali segni di divozione, che i pii sacerdoti ringraziavano Dio di avere fatto nascere il bene dal male, e reso la persecuzione deʼ suoi servi fedeli mezzo di salvazione a molte anime. Per tutto il giorno i cocchi e le livree deʼ primi nobili dellʼInghilterra vedevansi attorno alle porte della prigione. Migliaia di spettatori coprivano di continuo Tower-Hill.[374] Ma fra le testimonianze della pubblica riverenza e simpatia che i prelati ricevevano, ve ne fu una la quale, sopra tutte, recò sdegno e paura al Re. Egli seppe che una deputazione di dieci ministri Non-Conformisti erasi recata alla Torre. Ne fece venire quattro dinanzi al suo cospetto, ed aspramente rimproverolli. Costoro animosamente risposero come essi reputavano debito loro porre in oblio i passati litigi, e collegarsi con gli uomini che difendevano la Religione Protestante.[375]
XLIX. Le porte della Torre sʼerano appena chiuse dietro aʼ prigioni, allorquando sopraggiunse un fatto ad accrescere il pubblico concitamento. Era stato annunziato che la Regina non avrebbe partorito avanti il mese di Luglio. Ma il dì dopo che i Vescovi sʼerano presentati dinanzi al Consiglio, eʼ fu notato come il Re fosse inquieto per lei. La sera, non pertanto, ella giuocò a carte in Whitehall fin presso la mezzanotte. Poi fu menata in portantina al Palazzo di San Giacomo, dove le era stato in fretta apparecchiato un appartamento a riceverla. Allora si videro vari messi correre qua e colà in cerca di medici, di preti, di Lordi del Consiglio, di dame di Corte. In poche ore molti pubblici ufficiali e signore dʼalto grado si raccolsero nella camera della Regina. Ivi la domenica mattina del dì 10 di giugno, giorno per lungo tempo celebrato come sacro dai troppo fedeli partigiani dʼuna malvagia causa, nacque il più sventurato deʼ principi, destinato a settanta anni di vita esule e raminga, di vani disegni, di onori più amari deglʼinsulti, e di speranze che fanno sanguinare il cuore.
Le calamità della povera creatura cominciarono innanzi la sua nascita. La nazione sopra la quale, secondo il corso ordinario della successione, egli doveva regnare, era profondamente persuasa che la Regina non fosse gravida. Per quanto fossero evidenti le prove della verità del parto, un numero considerevole di persone si sarebbe forse ostinato a sostenere che i Gesuiti avessero destramente fatto un giuoco di mano: e le prove, parte per caso, parte per grave imprudenza, sottostavano a non poche obiezioni. Molti dʼambo i sessi trovavansi dentro la camera della puerpera nel momento che nacque il bambino, ma nessuno di loro godeva largamente la pubblica fiducia. Deʼ Consiglieri Privati, ivi presenti, mezzi erano Cattolici Romani; e coloro che chiamavansi Protestanti venivano comunemente reputati traditori della patria e di Dio. Molte delle cameriste erano Francesi, Italiane e Portoghesi. Delle dame inglesi alcune erano Papiste ed altre mogli di Papisti. Taluni che avevano diritto speciale ad essere presenti, e la cui testimonianza avrebbe satisfatto a tutti glʼintelletti accessibili alla ragione, erano assenti; e di ciò il Re fu tenuto responsabile. Tra tutti gli abitatori della isola, la Principessa Anna era colei che avesse maggiore interesse nella cosa. Il sesso e la esperienza la rendevano adatta a proteggere il diritto ereditario della sua sorella e suo proprio. Le si era nellʼanima fortemente insinuato il sospetto che veniva confermato da circostanze frivole o immaginarie. Credeva che la Regina con grande studio fuggisse la vigilanza della cognata, ed attribuiva a colpa una riserva che forse nasceva da delicatezza.[376] Incitata da tali sospetti, Anna aveva deliberato di trovarsi presente e vigilare quando sarebbe giunto il gran giorno. Ma non aveva estimato necessario trovarsi al suo posto un mese innanzi, e come si disse, seguendo il consiglio del padre, era andata a bere le acque di Bath. Sancroft, che pel suo eminente ufficio era in debito di trovarsi presente, e nella cui probità la nazione aveva piena fiducia, poche ore prima era stato rinchiuso da Giacomo dentro la Torre. Gli Hydes erano protettori naturali deʼ diritti delle due Principesse. Lo Ambasciatore Olandese poteva essere considerato come rappresentante di Guglielmo, il quale, come primo principe del sangue e marito della figlia maggiore del Re, aveva sommo interesse a vedere con gli occhi propri ciò che seguiva. Giacomo non pensò mai di chiamare nessuno, nè maschio nè femmina, della famiglia Hyde; nè lo Ambasciatore Olandese fu invitato a trovarsi presente.
I posteri hanno pienamente assoluto il Re della frode imputatagli dal suo popolo. Ma torna impossibile lo assolverlo di quella insania e testardaggine che spiegano e scusano lo errore deʼ suoi coetanei. Conosceva benissimo i sospetti sparsi per tutto il reame;[377] avrebbe dovuto sapere che non potevano dileguarsi alla sola testimonianza deʼ membri della Chiesa di Roma, o di tali, che sebbene si facessero chiamare membri della Chiesa dʼInghilterra, si erano mostrati pronti a sacrificare gli interessi di quella per ottenere il regio favore. Che il fatto fosse giunto imprevisto al Re, è innegabile: ma ebbe dodici ore di tempo a disporre le cose. Non gli fu difficile empire il palazzo di San Giacomo con una folla di bacchettoni e di parassiti, nella cui parola la nazione non aveva punto fiducia. Sarebbe stato egualmente facile invitare alcuni eminenti personaggi, il cui affetto verso le Principesse e la religione dello Stato non ammetteva dubbio nessuno.
Tempo dopo, allorquando egli aveva già caramente pagato il suo temerario spregio della pubblica opinione, era usanza in San Germano escusare lui gettandone sugli altri il biasimo. Alcuni Giacomisti accusarono Anna di essersi appositamente tenuta da parte. Anzi non vergognarono dʼaffermare che Sancroft aveva astutamente provocato il Re per essere imprigionato nella Torre, onde mancasse il suo attestato che avrebbe dissipate le calunnie deʼ malcontenti.[378] Lʼassurdità di tali accuse è evidente. Era egli possibile che Anna o Sancroft prevedessero che la Regina avesse ad ingannarsi dʼun mese neʼ propri calcoli? Se ella avesse calcolato rettamente, Anna sarebbe ritornata da Bath, e Sancroft sarebbe uscito dalla Torre per trovarsi al posto loro pel tempo del parto. In ogni modo gli zii paterni delle figlie del Re non erano nè lontani nè in carcere. Il messo, il quale recò lo annunzio a tutto il drappello deʼ rinnegati, Dover, Peterborough, Murray, Sunderland, e Mulgrave, lo avrebbe con la stessa facilità recato a Clarendon, il quale, come essi, era membro del Consiglio Privato. La sua casa in Jermyn Street non distava più di dugento passi dalla camera della Regina, e nondimeno gli toccò a sapere, dallʼagitarsi e dal sussurrare della congregazione nella Chiesa di San Giacomo, che la sua nipote non era più la erede presuntiva della Corona.[379] Non fu egli chiamato forse perchè era il più prossimo parente delle Principesse dʼOrange e di Danimarca, o perchè invariabilmente aderiva alla Chiesa Anglicana?
La nazione diceva con grido unanime che vʼera stato di mezzo una impostura. I papisti, per parecchi mesi, avevano predetto nelle prediche e negli scritti loro, in prosa e in verso, in inglese e in latino, che Dio concederebbe alle preci della Chiesa un Principe di Galles: e i loro vaticinii oggimai sʼerano avverati. Tutti i testimoni che non potevano essere ingannati o corrotti, erano stati con sommo studio esclusi. Anna era stata gabbata mandandola a Bath. Il Primate, la vigilia del dì stabilito a compiere la scellerata opera, era stato gettato in carcere in onta ad ogni uso di legge e ai privilegi della Paria. Non sʼera permesso che vi si trovasse presente nè anche un solo degli uomini o delle donne, che avessero il più lieve interesse a smascherare la frode. La Regina era stata, nel cuore della notte e improvvisamente, condotta al palazzo di San Giacomo, perocchè in quello edifizio, meno adatto di Whitehall agli onesti comodi, aveva stanze e aditi bene convenevoli alle intenzioni deʼ Gesuiti. Quivi, fra una congrega di zelanti, i quali non reputavano delitto nessuna cosa che tendesse a promuovere glʼinteressi della Chiesa loro, e di cortigiani che non istimavano criminoso nulla che tendesse ad arricchirli ed inalzarli, un bambino nato pur allora era stato messo di furto nel regio talamo, e quindi mostrato in trionfo come lo erede di tre Regni. Col cervello infiammato da tali sospetti, ingiusti a dir vero, ma non innaturali, gli uomini affollavansi più che mai a rendere omaggio a quelle sante vittime del tiranno, il quale, dopo dʼavere per tanto tempo recato iniquissimi danni al suo popolo, aveva adesso colma la misura della iniquità sua, mostrandosi proditoriamente ingiusto contro le proprie creature.[380]
Il Principe dʼOrange, non sospettando di nessuna frode, e ignorando qual fosse la opinione pubblica in Inghilterra, ordinò che si facessero in casa sua preghiere pel bene del suo piccolo cognato, e spedì Zulestein a Londra a congratularsi col suocero. Zulestein maravigliò udendo tutte le persone nelle quali sʼimbatteva, parlare apertamente della infame frode praticata dai Gesuiti, e ad ogni istante vedendo qualche nuova pasquinata intorno alla gravidanza; e al parto. Però scrisse allʼAja che in dieci uomini nè anche uno solo credeva che il fanciullo fosse nato dalla Regina.[381]
Infrattanto il contegno dei sette prelati accresceva lo interesse che il caso loro aveva suscitato. La sera del Venerdì Nero—così il popolo chiamava il giorno in cui furono arrestati—giunsero al carcere allʼora del servizio divino. Recaronsi tosto alla cappella. Accadde che nella seconda lezione fossero queste parole: «In ogni cosa commendandoci, come ministri di Dio, nella molta pazienza, nelle afflizioni, nella miseria, nelle percosse, nelle prigionie.» Tutti gli zelanti Anglicani gioirono della coincidenza, e rammentarono quanta consolazione una simile coincidenza, quaranta anni innanzi, aveva arrecata a Carlo I, in punto di morte.
La sera del giorno seguente, chʼera sabato 8 giugno, giunse una lettera di Sunderland che ordinava al cappellano di leggere la Dichiarazione pel dì seguente fra mezzo agli uffici divini. E poichè il giorno stabilito dalla Ordinanza in Consiglio per la lettura da farsi in Londra, era da lungo tempo spirato, questo nuovo atto del Governo poteva considerarsi come vilissimo e puerile insulto fatto ai venerandi prigioni. Il cappellano ricusò dʼobbedire; fu destituito, e la cappella venne chiusa.[382]