[30]. Suggeco, nel dialetto Napoletano vale soggetto. Cf. Basile, Lo cunto de li cunte I, 126 ediz. del Croce.
[31]. Capitoli del ben vivere, e Bandi municipali nelle Pragmat. r. Neap. I, 184, 191, 193, 204.
[32]. Campanile, Diario circa la sollevazione della plebe di Nap. nel 1647, Ms. f. 3.
[33]. Nella Relazione del 1773 intorno alla causa della Città col R. Fondo di separazione dei lucri, si dice che per tradizione sapevasi come anticamente i buccieri e salcicciari passavano 10 o 12 ducati l'anno al capitano e tenente degli alabardieri, perchè davano loro il permesso di tenere avanti due botteghe, una a S. Francesco Saverio (S. Ferdinando di Palazzo) e l'altra a S. Giovanni maggiore, una casacca di alabardiere, ed una alabarda, ne desse il permesso dal Tribunale di S. Lorenzo. Memoriali, vol. XII, f. 31 nell'Archivio Municipale.
[34]. Bandi municipali nell'Op. cit. I, p. 216 — Zazzera, Giornali del duca d'Ossuna, nell'Archiv. stor. ital. IX p. 496.
[35]. Del Tufo, Ritrato della nobilissima città di Napoli. Ms. della fine del secolo XVI nella Biblioteca Nazionale. Cf. Volpicella, Giov. Battista del Tufo, Nap. 1880. Parrino, Op. cit. p. 228. — Il talamo per taglio della testa a coloro che non s'impiccavano può notarsi a poca distanza della cappella della Croce nel quadro di Micco Spadaro nel Museo Nazionale. La forca vedesi poi incisa nella Pianta di Napoli del 1566 nella Corsiniana in Roma: Col. 44, 4, 24.
[36]. Intorno a ciò veggasi principalmente la Corrispondenza tra la Corte di Roma ed il Nunzio Pontificio nel cit. Archiv. stor. t. IX, p. 446, e 524 ed altrove. — Talvolta però si procedeva con minori scrupoli, ed il dritto di asilo non era punto rispettato. Difatti in questo stesso anno 1617 due giovani, Marco e Giuseppe Ferraro, ai 28 marzo furono ammazzati per ordine del vicerè dentro S. Lucia a mare. Il Registro del morti della parrocchia di S. Giovanni Maggiore, dal quale ricavo questa notizia (L. IV, f. 66) non dice la ragione del fatto. Un altro esempio singolare ne abbiamo pure sotto il viceregnato di D. Pietro Antonio d'Aragona. Allora, “essendosi, come dice con parola di biasimo uno scrittore contemporaneo, tre delinquenti, scappati dal carcere della Vicaria, rifugiati nella chiesa di S. Tomaso a Capuana, i ministri di corte di notte tempo scoverto il tetto della chiesa ferirono dl molte archibugiate quei poveracci, i quali indi a poco da sicarii stessi, che di là su calarono dentro la chiesa, in mezzo agli altari avanti l'ostia sacratissima crudelmente scannati furono.„ Isolani, Apologia, etc. Bologna 1672 p. 35.
[37]. Memorie attinenti alla Chiesa di S. Croce al Mercato. Ms. già presso l'egregio ricercatore delle cose patrie, l'abate D. Vincenzo Cuomo, ora nella Biblioteca Municipale.
[38]. Bandi municipali nell'Op. cit. t. I, p. 224 e 236.
[39]. Del Tufo (Ms. cit.) nel 1.º dei suoi Ragionamenti fa un sonetto in lode del quadretto Napoletano. — Le frutta dovevano essere scelte, si vendevano senza bilance e senza assisa, ed i venditori si chiamavano quadrettari.