[80]. Lo stesso dice il Della Porta nel cit. Ms. f. 42. Il Campanile inoltre nel Ms. cit. f. 15 v. dichiara che era un'aquila imperiale pittata con un laccio in torno. Ed il Giraffi, p. 13, spiegando meglio la cosa aggiunge. “Sotto la finestra della sua casa v'è l'arma e nome di Carlo V molto antica verso la parte sinistra della fontana, ivi vicina, che si attribuisce a misterioso presagio di dover egli rinnovare e mettere in piè, come egli stesso disse facetamente più volte, nella città e popolo di Napoli i favorevoli e gratiosi privileggi concedutili dall'innata benignità di quell'invitto Monarca.„ Il Tontoli da ultimo a p. 124 afferma, che l'impresa stava sopra la finestra e dichiara che “l'aquila fosse stata pronosticatrice del futuro imperio in quella casa sebbene il laccio che la circondava infausti annuncii par che additasse.„ Ma è facile imaginare che l'impresa di Carlo V fosse stata ivi apposta, perchè probabilmente un tempo vi stava l'officina daziaria di Piazza maggiore, poscia più oltre trasferita.
[81]. Pollio, Histor. del regno di Napoli. Ms. nella biblioteca Nazionale f. 24 v.
[82]. Il Ms. che non aveva titolo neanche nell'originale, comincia: “È pur troppo difficil cosa scrivere l'historia„ e finisce “quel che poi succedè appresso si scriverà da chi è stato presente„. L'A. anonimo principia la sua narrazione dai 7 luglio 1647 e la termina col sabato 5 ottobre, quando avendo inteso “che il Duca d'Arcos e sua Altezza havessero risoluto cannoniare la città si partì con tutta la casa per Bari.„ Egli spesso è testimonio di veduta e narra le cose con sufficiente imparzialità. Voglio pure notare l'errore in cui cade nel credere che il tavolato innanzi alla casa di Masaniello fosse stato fatto per ordine di costui per avere più agio a dare udienza.
[83]. Così le due portelle congiunte, ora non più esistono, perchè una di essa, in epoca che non posso accertare, diventò bottega.
[84]. Nella Pianta di Napoli fatta nel 1798, che si conserva nell'Archivio di Stato, al n. 17, che porta il titolo: Pezzo del Mercato, si annota l'isola dei caseggiati, che ho di sopra descritta, e si veggono registrati 28 compresi fra botteghe e portelle coi numeri civici da 176 a 202, numerazione che non è stata mutata ed esiste tuttora presentemente. Se non che la destinazione di alcuni compresi differenzia ora da quella che prima aveva. Così il n. 179 che ora è portella, allora era bottega, e viceversa il n. 181 che ora è bottega, allora era portella; così pure il n. 191, che ora è portella, era bottega, e il n. 192 che ora è bottega, allora era portella. Così pure scambiano finalmente i compresi segnati coi numeri 198, 199, 200, 201. A quanto pare dunque il n. 179 che una volta era portella, nel 1798 era bottega ed ora è stata di nuovo addetto alla primiera destinazione.
Da ultimo bisogna pur ricordare che recentemente il Municipio di Napoli su proposta della Commissione per la conservazione dei Monumenti municipali fece apporre sul portoncino n. 177, la seguente iscrizione:
IN QUESTA CASA
NACQUE IL XXIX GIUGNO DEL MDCXX
TOMMASO ANIELLO D'AMALFI
E QUI DIMORAVA
QUANDO FU CAPITAN GENERALE
DEL POPOLO NAPOLETANO
[85]. Vedi le fedi di nascita di Masaniello, dei fratelli e della sorella riportate prima di tutti dal ch. fu signor Luigi Volpicella negli Atti dell'Accademia Cosentina.
Nè si creda che dicendosi in quelle fedi al Vico rotto, si abbia voluto indicare qualche casa posta dentro quel vico. Ivi non vi è presentemente, nè pare che abbia potuto esservi pel passato altro che bassi e botteghe. Il parroco mancando allora più chiara indicazione, cercò di determinare il sito col vico, assai noto, ch'era alla casa più prossimo.
[86]. Capecelatro, Op. cit. I, 65: Giraffi (Liponari) p. 131.