[116]. Capaccio, O. c. p. 526 e Zazzera in varii luoghi.

[117]. V. Cautele vol. VI f. 219 nell'arch. Municip. Cf. Arch. Stor. It. IX p. 264, n. 51; ma qui erroneamente è notato l'affitto per ducati 100,000.

[118]. Relazione dei 22 Marzo 1619 nell'Arch. Stor. It. IX, 231, 64 Zazzera, Op. cit. 553, 315.

[119]. Conclusioni della piazza del Popolo de' 18 maggio 1620, riferite nel Ms. del Giuliani f. 22 e Sententia forjudicationis ivi f. 78 Cf. Capaccio Op. cit. p. 531.

[120]. Nel vol. Praecedentiarum VI, f. 111 a 13 (n. 132 nell'Archivio municipale) è registrato quanto dagli Eletti nobili praticossi in questa occasione il che è opportuno riportare qui in compendio. Ivi dunque si narra, che essendosi inteso esser venuto a Procida a...... del mese di...... il nuovo Luogotenente Card. Borgia, gli Eletti nobili decisero notificare alle Piazze che facessero l'elezione degli ambasciatori e del Sindico. Le quali elessero ad ambasciatori Antonio Caracciolo per Capuana, Carlo Brancaccio per Nido, Cesare Rocco per Montagna, Matteo Serra per Porto, ed Annibale Capuano per Portanova, perciocchè quello del popolo Giulio Genoino non vi si volle ritrovare, tuttochè fosse stato chiamato. D. Bernardino di Cardines fu eletto per Sindaco della piazza di Nido, cui toccava.

Ai 21 Maggio 1621 gli ambasciatori si radunarono in S. Lorenzo e fecero parità di voti nel nominare chi doveva esporre la ambasciata, tra Cesare Rocco ed Antonio Caracciolo; ma poi riunitisi di nuovo a' 23 convennero in Antonio Caracciolo, mancandovi il Brancaccio, andato già a Procida.

Ai 29 detto mese il Duca mandò nel Tribunale di S. Lorenzo D. Michele Vergara, regio usciere, a dire che si facesse il ponte per l'entrata del Borgia. Non si trovarono gli eletti perchè dai 18 non erano più venuti nel Tribunale. L'ambasciata fu fatta a Scipione Mazzuola, portiere delle Deputazioni straordinarie.

Ai 24 domenica dopo pranzo, gli ambasciatori si riunirono in S. Maria la nova, e, non avendo potuto avere la galea, andarono per terra fino a Pozzuoli, e poi a Procida. Indi, fatto intendere al Cardinale pel segretario della Città ch'erano giunti quivi, e che trovavansi nel monastero di S. Margherita fuori la terra, venne loro incontro l'usciere maggiore sino alla metà della strada, e così andarono a Palazzo, dove furono ricevuti con suono di trombe e festa grandissima. Il Cardinale dal baldacchino, sotto il quale si trovava, venne loro incontro sino alla metà della camera, e poi stette in piedi vicino ad un buffetto. Il Caracciolo espose l'ambasciata e disse tra l'altro che i Napoletani dal “continente avevan distese le braccia dell'affetto sino a quell'isola per ricevere la persona del Cardinale, e che non ritrovandosi per la strettezza del tempo preparato il ponte solito farsi nella venuta del vicerè, havrebbero i medesimi cittadini disteso i proprii petti per riceverlo con quella riverenza et affetto, che li conveniva„.

Dopo ciò che l'imbasciatori presentarono la lettera degli Eletti, e furono con grande cortesia accomiatati, rientrando indi di nuovo ad uno ad uno per farsi conoscere.

Ai 27 mercoledì mattina anche gli Eletti andarono a complimentare il Cardinale, e furono nello stesso modo ricevuti ed accomiatati.