Ai 3 Giugno, mercoledì, gli Eletti, senza il Sanfelice, perchè trovavasi malato, e senza quello del popolo, perchè il Genoino ripugnava, ed il Grimaldi aveva avuto biglietto che andasse a servire nella Summaria, andarono a Procida a dare il consueto giuramento. Quindi nel palazzo del marchese del Vasto in una galleria, verso 20 ore, insieme con alcuni signori del Collaterale di toga di spada ed altri ministri regi si diede il giuramento. E prima il sig. Reggente Giordano lesse la patente, poi parlò il sig. Marco Antonio Muscettola per Montagna, cui toccava, il quale protestando la fedeltà della Città e Regno supplicò la sua S. Ill.ª che secondo il solito, e giusta i privilegi della città, giurasse di osservare e far osservare i privilegii, capitoli e grazie. Allora il Cardinale ponendo le mani sopra un messale apparecchiato dal regio usciere disse: Io giuro di osservare e di fare osservare a questa fedelissima Città e Regno tutti i loro privilegii, gratie, et capitoli conceduti loro finoggi. Ciò finito, il Cardinale vestitosi con celerità s'imbarcò per Napoli, sbarcando a Posillipo e n'andò a dirittura nel Castelnuovo, ove entrò ad un'ora e ½ o due di notte. La mattina per tempo, si cominciò una delle maggiori allegrezze che si fosse mai fatta per Napoli.
[121]. Zazzera nell'Op. cit. p. 575.
[122]. Questo voto che si legge nel libro Votorum t. II f. 33, del nostro Archivio municipale, è il seguente; “A dì 18 Maggio 1620 io Giulio Genoino, eletto di questo fedelissimo Populo dico che essendomi conferito con alcuni deputati de detta mia fidelissima Piazza, nel tribunale di Santo Lorenzo, dove ho trovato gl'infrascritti signori delle infrascritte piazze, ciò e per Capuana Francesco Figliomaria (sic); per Porto Pietro Macidoni; per Montagna Marcantonio Musceptula; per Nido Scipione Dentice; per Portanova Matteo Capuano, avanti li quali ho fatto leggere una protesta per mano di notare Francesco Romano, et quella stipulata in presentia delli detti signori, et per ultimo per molte giustissime cause si è dimandata la dissunione del Populo da detta nobiltà, come appare in detta stipulazione, fatta questo medesimo giorno„.
[123]. Avvertimenti et ragioni ec. sopra cit. f. 410.
[124]. Lettera degli Eletti della Città al Re, del 19 Maggio 1620, stampata dallo Zazzera, Arch. Stor. t. cit. p. 576.
[125]. Questi capi di accusa mandati al Re contro il duca di Ossuna, e distinti in Governo di giustizia, in Governo del regno, et alloggiamenti, nel Governo della Città, in Azienda reale et religione si leggono integralmente in Giuliani, Cose Varie f. 54 ed in compendio presso lo Zazzera, p. 572.
[126]. Le licenze ai Suggici da' 30 maggio a' 3 di giugno sono firmate dal solo Genoino. Divers. XIII, f. 114; (N. 1394, A, M.) — Gli eletti nobili affermano che egli fosse anche messo in possesso di molti arrendamenti della città, esigendo e disponendo tutto da sè solo. Lettera al re, presso lo Zazzera, p. 579.
[127]. “In questo dì del 18 arrivò di Spagna il Dottor Carlo Grimaldi, e la mattina del terzo dì seguente fu dichiarato che rinunziava al suo elettato et durò per alcuni giorni che tornò il Genoino„. Nota Electorum, III, f. 137 v. Il Grimaldi mandato alla regia Camera, non accettò l'ufficio e si ritirò nel convento del Carmine. Zazzera, p. 589.
[128]. Il viglietto della Piazza di Giudice Criminale in persona di Giulio Genoino de' 20 maggio 1620 con l'attestato del Reggente della Vicaria del possesso preso, dal suo originale, che era tra le scritture state presso i nipoti di esso Genoino, trovasi trascritto nel vol. III, de' Successi f. 406 mihi. Zazzera, Op. cit. p. 587. Negli Avvertimenti et ragioni (§) 5 si nota dal Genoino, che egli fu fatto la seconda volta Eletto con viglietto de' 28 maggio 1620, e che a' 29 detto, dopo mangiare, andò solo nel Tribunale di S. Lorenzo, et sedendo insieme con tutti gli Eletti nobili quietamente et pacificamente si diede la possessione al signor D. Giovanni d'Avalos all'ufficio di Grassiere come consta da detto atto di possessione. Si aggiunge che egli non mancò di mostrar sua buona volontà... poichè per quattro giorni continui, andò a sedere nel solito Tribunale di S. Lorenzo, ma essi nobili... non volsero continuare a venire più in detto Tribunale„. Successi, t. III, 410 v.
[129]. Questo manifesto è pubblicato nello Zazzera, Op. cit. p. 591.