[160]. Basile, Le Muse napol. II, 288.

[161]. Le villanelle erano canzoni dettate sì in italiano, come nel dialetto, le quali sin dal secolo precedente avevano acquistato tanta fama che si desideravano e si ripetevano anche nei paesi stranieri. Il Costo, dal quale ricavo questa notizia, riporta pure il principio di alcune di esse, come: Napolitani non facite folla ec. Ssi suttanielle, donna, che portate ec. e accenna al pensiero di altre, come quella del trasformarsi in pulice per mozzecar le gambe alla Signora. (Fuggilozio p. 137). Certo la fama, di cui le villanelle godevano, era dovuta alla musica, da cui eran vestite, anzichè ai pregi del loro concetto o della loro forma poetica. Esse, come alcune altre canzoni di diverso metro, si accompagnavano al ballo, il quale allora ne prendeva la denominazione, ed era di moda in Francia, e nel Belgio nella fine del secolo XVI, Mémoires de l'acad. de Brux. VIII, 16. — Le canzoni in voga nel tempo, di cui trattiamo, sono accennate dal Basile, dal Cortese e dallo Sgruttendio.

[162]. Varie specie di ballo in uso a quel tempo sono indicate dal Basile Pentam. I, 237, e 369. Alla Spallata accenna il Cortese I, 89. Le cascarde erano canzoni che si sposavano al ballo. Delle cascarde: Pordenzia, madamma la zita ecc. parla il medesimo Cortese II, 146. Cf. De Ritis, Voc. Nap. in v.

[163]. V. Pragm. XX. De vectig. 10, 11, 12, 14, 16 ec. t. IV p. 138-156 ediz. Cervone; Parrino O. c. II, 266.

[164]. Il Monterey quasi nello stesso spazio di tempo prese ben 43 milioni di ducati, dei quali solo 17 girono a pro del re. Capecelatro, Annali, p. 45. Cf. Una seconda congiura di Campanella del ch. De Blasiis, nel Giornale Napol. p. 433 e s. — Les deux Siciles, scriveva il marchese di Fontenay, ambasciatore del re di Francia a Roma, nel 1648, sont les meilleures Indes qu'ait le roi catholique. Dispaccio del 7 gennajo 1648. Le duc de Guise à Naples p. 24.

[165]. Bisaccioni, Historia delle guerre civili di questi ultimi tempi, Ven. 1644 V. II, p. 112; Brusoni, Stor. d'Ital. XV, 444.

[166]. Arch. Stor. It. IX p. 324

[167]. Donzelli, Partenope liberata p. 16.

[168]. Fede del tenente del Castel S. Elmo di esser morte 27 persone per aver mangiato pane fatto colla farina della Città, 1629. — Cautele, vol. XXV, f. 246-248 nell'Arch. Munic.

[169]. Nella pramm. 15 tit. de Aleatoribus del 1735 tra le case dei giuochi dei dadi, che si permettono, essendosi dismesse le altre, si nota la Camorra innanzi Palazzo. Pragm. t. I. p. 118.