[170]. Donzelli, Op. cit. p. 18; De Santis, Storia del tumulto di Napoli p. 26.
[171]. Un bando del duca di Medina dei 24 luglio 1638, confermato dal duca d'Arcos ai 15 marzo 1646, affinché ad unguem si osservasse ed eseguisse, prescriveva che “non si dovesse introdurre dentro la città quantità alcuna di pane, farina ec. per minima che fosse senza aver pagato prima il debito diritto... sotto pena... alle donne... di anni 3 di esilio extra provinciam, e che ritrovato alcuno in flagranti di un tal contrabbando si dovesse assicurare della persona e della roba ec.„ Pramm. 50, tit. De vectig. t. IV, p. ?...
[172]. Donzelli, O. c. p. 22; De Santis l. c.; De Kussan, Histoir. de la révol. de Naples I, 55.
[173]. Istoria del tumulto di Napoli del Mag. Bernardo Ricca. U. I. D. dalli 7 luglio 1647 sin alli 6 aprile 1648 Ms. presso di me, monco della fine f. 160. (Questa istoria fino all'agosto 1647 è simile a Tontoli); Racconto cit. Ms. agli 8 luglio; Della Monica Op. cit. Ms. f. 27; Donzelli I. c., Capecelatro, Diario I, 32; De Santis Op. cit. p. 49; Nicolai, Op. cit. p. 39; De Turri, Dissidentis, desciscentis, receptaeque Neap. libri p. 55, ed. Gravier.; Giraffi ecc.
[174]. In quei tempi, allorchè usciva qualche giustizia dal tribunale della Gran Corte della Vicaria, dopo il trombetto ed il banditore che annunciava il delitto e la qualità della morte, andava, come ci fa sapere il Summonte, un gran stendardo chiamato Pendone di color rosso colle insegne reali e con quelle del Gran Giustiziere del regno, il quale precedeva il condannato assistito dalla compagnia dei Bianchi. Hist. di Nap. I, 177; Del Tufo, Ragionamenti cit. Ms. rag. V. Questo costume imitavano i lazzari. Racconto cit. agli 8 luglio.
[175]. I bazzareoti erano e si dicono ancora i venditori ambulanti di commestibili.
[176]. Capecelatro, Diario, III, 273. Tra la ricchissima nomenclatura d'ingiurie, che ha il dialetto napoletano nelle opere scritte prima del 1647 non si trova mai il vocabolo Lazzaro. Esso fu introdotto in quella occasione, e fu dato a tutti i plebei sollevati di qualunque paese o regione fossero. Così il Buragna chiama i tumultuosi di Palermo lazzari di Sicilia, p. 8: il Valvasor che in un Ms. posseduto una volta dal Conte di Policastro tratta dell'assedio posto a Sorrento nel 1647-48 dai plebei del contado, nomina costoro lazzari del Piano, e così via discorrendo. Mal si apposero dunque quei che derivarono una tale denominazione da un fondaco del Mercato, che dalla famiglia cui apparteneva, si sarebbe detto dei Lazzari. (Racconto f. 209).
[177]. Racconto agli otto luglio; Giornale storico dei tumulti popolari e dei loro eventi accaduti e delle pene dei delinquenti da luglio 1447 per li 16 gennaio 1652, f. 6. Ms. presso il ch. D. Gennaro Aspreno Galante. L'A. testimone di veduta sembra essere uno scrivano o certo persona del foro. Cf. pure il Polito al f. 309.
[178]. “Tutte le mondiglie di oro e di argento che si poterono colligere dalle ceneri di que' mobili furono donati alla chiesa di S.ª Maria delle Grazie alla Pietra del Pesce„. Campanile, Diario, f. 7. Il danno secondo il Della Monica, ascese a più di 15,000 ducati. Ms. f. 27.
[179]. Diario Anonimo del 1647, f. 20 mihi.