[199]. Con questo titolo solevano allora chiamarsi le donne attempate della più bassa plebe, maritate o vedove che fossero. In tempi più antichi era esso una qualificazione onorifica delle regine e delle persone reali, non fanciulle. V. De Ritis, Vocab. Nap. in v.
[200]. Questo bando leggesi nella sua originaria pubblicazione tra i Bandi editti, capitoli ed altri ordini emanati durante la rivoluzione del 1647, rara ed importante collezione, che si conserva nella biblioteca dei PP. dell'Oratorio o Gerolamini di questa città. È segnato col num. d'ordine IX. Nessuno degli scrittori recenti di quella rivoluzione lo ha ristampato, o ne ha fatto cenno. Ai 19 luglio fu replicato altro bando sul proposito, che con altri dello stesso tempo tanto in stampe originali, che in copie Mss. si conserva da me, ed è riferito nell'Appendice al n. 3.
[201]. Pollio, Op. cit., f. 242 v.
[202]. Con tutte le mende da fuora, dice il Pollio Op. cit. fol. 42 v. Altrove ripete: pigliorno la moglie et la sorella..., che le portavano colle granfe nel petto f. 242 v. — La ragione o almeno il pretesto di un tale trattamento ce la dà il Ms., di cui ho parlato nella nota (89) che dice: “havendole il popolo tolto alcune perle, e quantità di zecchini, che aveva posto in petto„.
[203]. Costui era stato ucciso nella stessa mattina a buon'ora. Era figlio del dott. Matteo Vitale della Cava, che in tempo del governo del Duca d'Ossuna volendo esser nominato governatore della casa dell'Annunciata, offrì al Genoino una somma di danaro, il che saputosi dal Duca l'obbligò a spenderla in servizio del pio luogo, facendone costruire una grossa lampada d'argento a forma di nave per la Chiesa. Campanile fol. 17 v. Postilla nei Successi cit. f. 369.
[204]. Istoria della vera cagione, e dei principali motivi della solleuazione napoletana accaduta nel 1646 (sic) al tempo de Tommaso Agnello di Amalfi descritta da D. Carlo Calà duca di Diano. Ms. di c. 109, una volta posseduto dal Miniconi, che termina colla morte di Masaniello. V. a f. 79.
[205]. Giraffi, Le rivoluzioni di Napoli, p. 190, ediz. del 1705. Quest'opera che va anche sotto il nome di Nescipio Liponari, e tratta solo delle dieci giornate di Masaniello, ha avuto moltissime edizioni. Le più antiche sono quelle di Venezia 1847, e di Padova (Napoli) e Gaeta 1648 in 8º. In quest'ultima vi è aggiunto un curioso discorso sopra i quarantaquattro ribelli bruciati ed incendiati dal popolo fedelissimo napoletano l'anno 1647, dove nome per nome si raccontano tutt'i loro passati difetti; e sono 44 quartine composte da un poeta sciocco ed ignorante per nome (se pur non è finto) Simone Alleone.
Il libro del Giraffi ha avuto pure due traduzioni, una in olandese e l'altra in inglese; ambedue stampate nel 1664. Per cortesia dell'egregio Signor Adolfo Parascandolo, io recentemente ho potuto vedere la traduzione inglese, che per essere poco nota, e per la sua seconda parte, che contiene la storia della rivoluzione fino alla prigionia del Guisa, merita che io ne faccia qui speciale menzione. Essa si compone di due parti. Il titolo della prima è il seguente; An exact history of the late revolutions in Naples, and of their monstrons successes not to be paralleled by and ancient of modern hystory: published by the lord Alexander Giraffi in Italian, and (for the rareness of the subject) rendered to english by J. H. Esq. (James Howell). In two parts. London 1664 in 8º. Questa prima parte, che è tradotta dal Giraffi, ed ha innanzi il ritratto di Masaniello, consta di 154 pagine oltre la dedica e finisce col Manifesto del fedelissimo popolo di Napoli del 17 settembre 1647. La seconda parte è così intitolata: The second part of Masaniello. His body taken out of the Town-Ditch, and solemny buried with epitaphs upon him. A continuation of tumult; the D. of Guise made Generalissimo; Taken prisoner by young Don John of Austria. The end of Commotions by J. H. Esq. London 1666. Essa ha innanzi i ritratti a medaglioni di Genoino, Masaniello e Gennaro Annese, e consta di p. 123 oltre la dedica ed un proemio, nel quale l'a. dice di aver composto questa sua storia sopra autentici manoscritti e sopra collazioni e confronti di lettere scritte da diversi distinti personaggi. Nell'opera poi egli comincia dal ricapitolare i fatti narrati nella prima parte e riporta pure il sonetto: Altra paga sperai, altra mercede, e l'iscrizione composta da Bernardo Spirito pel monumento, che si voleva erigere nella piazza del Mercato. Narra indi i fatti del secondo (p. 32) e del terzo (p. 44) tumulto, e finisce coll'entrata degli Spagnuoli e colla partenza di D. Giovanni d'Austria. Singolare è la notizia, che trovo in questo racconto ap. 116, di essersi cioè nel tumulto accaduto nel febbraio 1648, inteso tra gli altri gridi quello di: Viva il parlamento d'Inghilterra. Ora il libro trovasi nella biblioteca della Società Napoletana di storia patria.
[206]. Il fratello di Masaniello cercato nella sua casa dopo la morte di quello, si salvò fuggendo per gli astrici, secondo si afferma da un contemporaneo, che scrisse dei fatti accaduti dal 7 luglio al 6 ottobre 1647 in una Storia della sollevazione del 1647; Ms. di cui ho fatto menzione sopra.
[207]. Pollio, O. c. f. 43. Ivi lo scrivano è chiamato Vito, e poi sopra è aggiunto Tonno o Antonio.