[208]. Il bando del 17 luglio è riportato dal De Santis, p. 117, il quale soggiunge che parve al popolo che esso avesse del maligno, perchè non comprendeva il cognato di Masaniello. E però il Vicerè con un secondo bando del 21 luglio non riferito da alcuno, ripetè l'indulto del 17 aggiungendovi anche il cognato di Masaniello, che era stato nell'antecedente omesso. Ambedue i Bandi si trovano nella mia Collezione di bandi, Capitali, editti, ed ordini del 1647-48.

[209]. Buragna, O. c. P. II, p. 4; Capecelatro, Diario, I, 98.

[210]. Capecelatro; l. c. Della casa del Genoino a S. Agnello dei Grassi parla della Porta.

[211]. Piacente, Storia del 1647 p. 69; De Santis, p. 128, Capecelatro, p. 136, 137, Racconto ai 13 agosto.

[212]. La Platea di S. Severino, che io ho consultato e che un tempo conservavasi nel monastero, fu fatta tra il 1779 ed il 1790 sopra registri più antichi. Le notizie sulla regione di Capo di Piazza in essa notate sono le seguenti: “A' 5 febbraio dell'ind. 14, regnando Errico imp. Pietro di Moneta donò al Monastero una casa con orto sita dentro Napoli; dentro di un portico comunale in capo della strada detta Capo di Piazza, pertinenza di Portanova non lontana dalla porta detta delli Monaci, giusta li beni di Elia Ganga, di Giuda ebreo, ed altri confini, come dal Libro dell'inventario n. 1977; ed a 6 decembre 1198, in tempo di Federico II, il monastero diede a censo di un sestaro di olio ad Adam Scatola e suoi figli mascoli tantum, una porzione di detta casa che allora era rinnovata, vicino alla chiesa dei SS. Cosmo e Damiano, la corte comune ed altri beni del Monastero, la via pubblica ed altri confini come dall'Inventario n. 1898; e nell'anno 1263 il Monastero dà a censo di due sestara di olio a Tommaso Saperta un'altra porzione di detta casa, sita ut supra, giusta la strada che va a Sant'Arcangelo, lo muro pubblico e la Torre vecchia della città con altri confini, come dall'Inventario n. 28; e finalmente nel 1267 il Monastero diede a censo di tarì 7 e mezzo l'anno a Giovanni Scossidato parte di dette case site ut supra, giusta la chiavica che scorre per li Ferri Vecchi, come dall'Inventario n. 74.„

In un inventario fatto nel 1454 si fa menzione che il Monastero possedeva “una casa grande isolata dalle vie che la circondavano con molti membri, posta nelle pertinenze di Portanova, dove si dice Capo di Piazza, dalla parte dov'è il principale ingresso, giusta la via pubblica che viene dalla Sellaria e va al Seggio di Portanova, dall'altra parte giusta la via per la quale si va al vicolo delli Coppola, e dall'altra parte giusta il vicariello posto tra le dette case ed il fondaco della chiesa dell'Incoronata, per la quale passa la via, che scende da Pistase, dall'altra parte giusta la corte, per la quale si passa alla Rua delli Spadari o Armieri, come dall'Inventario n. 260„. Platea cit. f. 126.

[213]. Il Vico deposolum qui et armentariorum trovasi in un doc. del 966 v. Reg. Neap. nn. 156, 374, 445. Del fondaco di S. Martino inter plateam armentariorum et Judecam si ha memoria negli Acta visit. Cathedr. ab arch. Ann. de Capua; a. 1580 f.

[214]. Platea cit. f. 805.

[215]. Generalmente costui anche dagli scrittori contemporanei è chiamato Gio. Vincenzo Starace, ma egli nei registri dell'archiv. munic. si firma sempre Storace. — Del terribile fatto parlano largamente il Summonte. (O. c. IV, p. 446 e ss.) che con esso pone termine alla sua storia, ed il Costo nelle addizioni al Collenuccio, III, p. 399 e ss. Una narrazione speciale di esso fu pubblicata nell'Archivio stor. per le prov. Napolitane, a. I, pag. 131, ed un'altra intitolata: Dell'infelice morte di Giov. Vincenzo Starace trovasi al f. 838 del Ms. della bibl. Nazionale segnato V, C, 51.

[216]. Il disegno di questo monumento infame può vedersi nel Mutinelli, Relazione degli ambasciatori veneti ecc. II, p. 166, ed ora dal medesimo è stato riprodotto nella recente pubblicazione dei Diurnali di Scipione Guerra: l'iscrizione è riportata dal Parrino, I, p. 374.