[223]. “Nell'anno 1334 a 13 Giugno II indizione in Napoli. Teodora del Gaudio, vedova del q. Bartolomeo Caracciolo Bisquitio, tutrice testamentaria di Cubello e Bartolomeo Caraccioli Bisquitij, fratelli, suoi nipoti, figli ed eredi del q. Filippo Caracciolo detto Bullone, in nome di detti pupilli; ed Alogara Piscicella, vedova del q. Matteo Caracciolo Bisquitio, milite, tutrice testamentaria di Nicolello, Alogarella e Mariella Caracciolo Bisquitie sue nipoti, figlie ed eredi del q. Filippo Caracciolo Bisquitio suo figlio, in nome similmente di detti pupilli, assegnarono a Belardisca Caracciolo Bisquitia moglie di Riccardo Filomarino milite, a Bianca, moglie di Tomaso Dentice, e Filippa, moglie di Tommasello Tomacello, sorelle figlie del q. Ligorio Caracciolo Bisquitio, milite, la lor porzione, cioè la terza parte lor toccata nella divisione fra di esse in detti nomi fatta di certe case vecchie ed orto, seu terra vacua, site dentro Napoli, giusta la via pubblica detta Pullaria, nella regione di Portanova....„ Come dall'istrumento fasc. 6, n. 65 nella Platea, o Reassunto degli antichi strumenti che si conservano nell'Archivio del monastero di Santa Patrizia, già presso il Cuomo, ed ora nella biblioteca Municipale.

[224]. Tutini, Op. cit. p. 171.

[225]. Intorno all'abbattimento del sedile popolare, e successiva esclusione del popolo dal governo del Comune, momento importantissimo della storia di Napoli, grande confusione ed oscurità regna ne' nostri scrittori, e nelle scarse memorie, che ci rimangono di quell'epoca. Le cronache generalmente con poche parole e anche con qualche errore cronologico, accennano ad un tal fatto senza avvertirne la gravità. Così il Passaro, ai 7 Dicembre, dice: “S'ei abbattuto lo siegio della Sellaria,„ col quale è concorde notar Ambrosio Casanova, nel suo Protocollo. V. Pelliccia, I, 152. Notar Giacomo, per l'opposto segna un tal fatto al 2 Dicembre 1465 con evidente trasposizione di cifre. Lo stesso Passaro poi nota a' 31 marzo 1457: “Se sono levate le silice della insilicata della Sellaria„ mentre notar Giacomo segna questo avvenimento a' 31 Maggio 1456. Finalmente un diploma citato dal Sicola (Vita di S. Aspreno, II, 430) di Re Alfonso I, col quale a' 26 Marzo 1444, si ordina al Vescovo di Valenza che si togliesse il detto sedile, commettendone l'esecuzione a quattro gentiluomini del Seggio di Portanova, farebbe rimontare ad un'epoca più antica la disposizione, se non l'esecuzione di un tal abbattimento.

Se non che qualche più precisa particolarità si può ricavare da una cronaca o piuttosto Raccolta di Cronache fatta verso la metà del secolo XVI, copia della quale Ms. si conservava dal lodato sig. Cuomo, ed ora trovasi nella biblioteca Municipale. Nella Hist. Dipl. r. Sic. ab. a. 1250 ad annum 1266 a p. (51) io ho fatto menzione di essa; ed in altra mia scrittura ne parlerò anche più diffusamente. Per ora mi basterà notare qui semplicemente come la medesima fosse nota al Tutini, il quale ne compendiò le parole a pagina 246 della sua opera sui seggi. Nella cronaca dunque si legge: “Alli 1456, alli 7 Dicembre, s'abbattè uno Seggio che stava alla Sellaria di Napoli, quale seggio l'havevano fatto li nobili cittadini popolani — Alli 1457, alli 31 di Maggio, fu un gran rumore nel Popolo contro li gentiluomini, ed ebbe ad essere grande scandalo per lo seggio abbattuto del popolo. Cavalcò lo re Alfonso e si fermò alla piazza della Sellaria, parlando a Giovanni Miroballi ed alli altri cittadini, (dicendo) che quello non era stato fatto a mala fine, ma perchè volea annobilire la città; che la strada della Sellaria era bella, (e che) se levava quello Seggio et una casa che stava al mezzo, per posser fare la processione et altre feste e giostre. E quello dì fece abbattere la casa, che stava allo costato dello Seggio, e dette fama che lo prossimo maggio si voleva fare una bella giostra alla tornata delle galere, cioè per tutto maggio ma per lo primo Sabato si faria la processione delli preti giorlannati con la testa e lo sangue di San Gennaro, e che Sua Maestà volea venire a stare a vedere alla Sellaria, e molte altre belle parole. Così per quello, come per la sua cavalcata e per sua presenza, in parte furo placati, e fè incontinenti incominciare a levare la silicata della piazza della Sellaria, e spianare lo terreno, come se ci volesse far la giostra, e la strata restò longa e dritta et eguale dal Capo de lo Pendino fino a lo pede della via di Pistaso. E lo dì seguente fè lo bando come al nuovo Seggio di Portanova, volea Sua Maestà aggregare li cittadini de lo Popolo grasso e furo fatti gentiluomini li Catanei, li Coppoli, li Miroballi per leggieri favori.„ Ms. p. 536 Cf. Summonte Op. cit. t. I, p. 209.

[226]. Notar Giacomo, Cronica di Nap. p. 190, e Passaro, Giornale p. 73. — I principali patti delle capitolazioni conchiuse tra i nobili ed i popolani si trovano compendiati nei Diurnali del Gallo ai 17 giugno 1495 p. 12; una copia poi dell'istrumento stipulato in quell'occasione, sebbene alquanto scorretta, leggesi nella Raccolta di Cronache, di cui sopra ho parlato, a p. 869 con la data dei 12 giugno. Oltre a ciò, secondochè narrasi ivi a p. 856, prima che Carlo VIII fosse partito da Napoli (20 Maggio 1495) i popolani per mezzo di quattro cittadini, i quali furono Messer Parise Scotio, Messer Giovanni Folliero, Messer Antonio Sasso, e Messer Franco Fiorentino presentarono memoriale al re della città “che li facesse grazia in scriptis che potessero eleggere un loco della città dove si potessero adunare liberamente, e trattare le cose occorressero per loro seggio. Il re concesse le grazie, e fece chiamare gli Eletti gentiluomini dicendoli che volessero essere boni fratelli coli popoli (popolani), e che, come anticamente erano stati, in uno governo unitamente trattassero in S. Lorenzo le cose occorrenti per la città, e che essi erano cinque piazze e lo popolo una, che saria lo suo Eletto, e saria la sesta voce e saria lo suo reggimento popolare in la sala de lo inclaustro di S. Agostino, e fu chiamato lo primo Eletto del popolo, che fu Giovan Carlo Tramontano.„ Il fatto è riferito anche dal Summonte, il quale nel t. I, p. 145 compendia le parole di questa cronaca.

Ma con queste capitolazioni non furono interamente acchetate le differenze tra i nobili ed il popolo. Restavan sempre materie di controversia, alcune delle quali furono definite da re Federico II d'Aragona nel 1488, ed altre dal re Cattolico nel 1506. Chi di esse vuole più ampie nozioni vegga il Summonte nel l. c. e gli altri scrittori patrii.

[227]. Il catafalco nella piazza della Sellaria per la processione antichissima di San Gennaro cominciò a farsi nel 1528. Summonte I, 338. — Per la festa di S. Giovanni ai 24 giugno si veggano le descrizioni fattane dal Capaccio nel 1626 e 1627, dal Giuliani nel 1621, e dall'Origlia col libro: Il Zodiaco ec. nel 1630 Cf. Monografia di S. Giovanni a Mare per Michele Radogna p. 74.

[228]. Acta Visit. Paroch. maj. a. 1580, nella parrocchia di San Giorgio maggiore.

[229]. Del Pendino di S. Agostino, la cui denominazione tirava anche per la via dei Calderai, si fa cenno nella Plat. cit. di San Severino fol. 79. — Intorno alla nascita di Urbano VI parla il Summonte, II, 453, il Tutini, Op. cit. p. 192, e Celano, Op. cit. IV, 185. Taluni però contraddicono ad una tale tradizione.

[230]. Erano così chiamate allora le persone civili, e specialmente quell appartenenti al foro, dall'abito nero che portavano. V. Bando di Gennaro Annese in Capecelatro, Diario II, Ann. p. 68.