[271]. Il Rosa non con i pennelli, ma con la penna volle descrivere il pescivendolo suo conterraneo, nei noti versi della sua satira La Guerra, che ho messo in testa a questa scrittura.

[272]. Questo quadro alcuni anni fa, per mia esortazione, disegnato con rara diligenza, e con vero intelletto d'amore, fu inciso all'acqua forte dal bravo artista Antonio Piccinni; ma con grande rincrescimento degli amatori delle cose Napoletane il lavoro bellissimo non fu in commercio.

[273]. De Dominici O. c., t. III, p. 197. — Il quadro era conservato allora nella galleria del Cav. d. Antonio Piscicelli, ed ora ammirasi nel museo Nazionale di Napoli. È notevole che il de Dominici neppure fu esatto nel descrivere questo quadro dicendo che Masaniello era circondato dai suoi consultori e colleghi, e dai capi del popolo, ritratti così al naturale per antica testimonianza di vecchi, ch'erano stati spettatori di quella lunga tragedia, che altro non mancava se non il moto; mentre invece da ognuno si vede che Masaniello non ha intorno se non lazzari e gente del popolo.

[274]. Cf. Lanzi, Storia pittorica, p. 209 ed. Bettoni, Milano 1841; ove è ricordato il quadro di cui parlo, dicendovisi però con poca precisione rappresentare un esercito di lazzaroni che applaudono Masaniello.

[275]. Gli storici narrano, che, in mezzo alla piazza del mercato nel giorno festivo della Madonna del Carmine, solevasi figurare un castello, difeso e assalito da ragazzi armati di canne divisi in due schiere dette degli Alarbi e dei Pacchiarotti. (Sollevazione dell'anno 1647. Ms. della Società Stor. Nap., f. 160). E dicono pure che, nei giorni precedenti alla sommossa, un tal fra Savino, converso del convento dei Carmelitani, aveva dati venti carlini a Masaniello pr comprarle.

[276]. Dice il Capecelatro, Diario, III, p. 316 che, finiti i tumulti, la moglie di Gennaro Annese presentossi al Conte d'Ognatte “con abito conveniente alla presente e non alla passata fortuna, con una semplice guarnuccia senza collare, e con la cuffia in testa all'uso del mercato„.

[277]. Cf. La casa di Masaniello. Qualche cosa di nuovo sul proposito aggiunge il Molini (c. 39): era, dice egli, “una Casuccia che a mano manca fuori dall'uscio attaccato al muro era una Vite alta tanto, che copriva quelle due fenestruccie, che guardavano nel Mercato, non essendoci altro di buono nella facciata che l'Arma dell'Imperatore Carlo Quinto„. Il Molini dice che era di marmo, ma pare non se ne ricordasse bene.

[278]. Così viene indicato, attribuendosi a Micco Spadaro, nelle Guide del R. Museo Borbonico. (V. Quaranta, Le Mystagogue 1844 p. 234; Finati, Description du Musée royal Bourbon Galeries 1844 p. 9 ecc.) L'Aloe nella Guide pour la galerie des tableaux. P. II, 1843, p. 3 più correttamente crede il quadro di scuola Fiamminga. Negli inventarii dello stesso Museo si nota come ritratto di contadino o popolano, creduto di Masaniello. Esso è riprodotto con le stesse indicazioni di Masaniello e di Micco Spadaro nel Magasin pittoresque dell'a. 1819. Parigi p. 212.

[279]. Campanile, Diario Ms. f. 19; De Santis, Istoria del tumulto di Napoli, p. 116, ediz. Gravier.

[280]. L'Occhialetto, Anno XV, n. 31.