Oh infelice sesso feminile, che, non pur alle opere, ma ancora ai pensieri sottoposto sei! Dovendo femina mostrarmi, non sol far ma pensar cosa non so che riuscir mi possa. Deh misera me! Che debb'io fare? Dovunche io mi volto, dalle angosce tanto circundata mi trovo che loco non vedo onde salvar mi possa. Ma ecco di qua la serva di Fulvia che con uno parla. Discosterommi fin che passa.

SCENA VI

FESSENIO servo, SAMIA serva.

FESSENIO. In fine, che guai son questi? Di' sú.

SAMIA. Naffe! Il demonio c'è intrato.

FESSENIO. Come?

SAMIA. Il negromante ha Lidio converso in donna.

FESSENIO. Ah! ah! ah! ah!

SAMIA. Tu te ne ridi?

FESSENIO. Sí, io.