Ora l'Essere nel Pensare vuol dire l'Essere in quanto conosciuto (l'essere in quanto oggetto, l'esse obiective); il conoscere.
Adunque, la possibilità del conoscere è questa relazione necessaria (identità, nesso causale) tra il Pensare e l'Essere. Togliete questa relazione, e non sarà possibile il conoscere. Questa relazione è lo stesso conoscere.
Questa relazione è il pregio di Cartesio (cogitare ergo esse. Pregio confessato dal Gioberti: inteso e migliorato da Fichte)[162].
Ma ciò non vuol dire, che il conoscere sia reale, che la realtà, la semplice realtà, sia conoscibile. Perchè la realtà sia conoscibile (perchè il conoscere sia reale), deve essere in sè questa relazione.
Ciò vuol dire, che non vi ha conoscere, conoscere reale, se così la realtà cosciente, come la semplice realtà (spirito e natura) non è in sè questa relazione; cioè, se questa relazione non è la loro identità.
Ecco Spinoza.
Spinoza pone immediatamente, cioè presuppone questa identità: la intuisce. Ed ecco la sostanza.
La sostanza è questa relazione, — cogitare ergo esse, — posta come la identità di spirito e natura, pensiero ed estensione, immediatamente. Per causam sui (sostanza) intelligo id, cuius essentia involvit existentiam, sive id, cuius natura non potest concipi nisi existens[163].
La sostanza è essenzialmente causa, causa sui, causa del suo essere: cogitare ergo esse.
Questa identità — la sostanza — non è un terzo, che non sia nè pensiero nè estensione assolutamente. Il pensiero è identità di pensiero ed estensione (la sostanza stessa), ma come pensiero; la estensione è la stessa identità, ma come estensione. Questa identità di sè stesso e dell'altro, la quale è ciascuno de' due, è dunque la loro identità.